Mauro Gola: «lo statuto dei lavoratori alla prova del covid-19»

Il Presidente di Confindustria Cuneo: «La cassa integrazione forzata, lo smart working e il possibile aumento della disoccupazione esigono una forte coesione»

Il 20 maggio 1970, cinquant’anni fa, la Camera dei deputati approvò in via definitiva la legge numero 300, recante “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”. Meglio conosciuta come Statuto dei Lavoratori, la legge venne pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana” il successivo 27 maggio ed entrò in vigore quindici giorni dopo, come prescritto dalla Costituzione.

Il varo dello Statuto dei Lavoratori, in gran parte ispirato dal giuslavorista Gino Giugni, rappresentò quella che Giuliano Cazzola definì «una vera rivoluzione copernicana». In tema di lavoro è tuttora la fonte normativa più importante nel nostro ordinamento dopo la Costituzione, la quale fissa i princìpi fondamentali della materia.

Lo Statuto dei Lavoratori, approvato dopo il cosiddetto “autunno caldo” del 1969 (due giorni dopo l’approvazione della legge fu emanato un provvedimento di amnistia nei confronti dei circa 14.000 denunciati nel corso di quelle agitazioni), ha introdotto notevoli modifiche sul piano sia delle condizioni di lavoro che dei rapporti fra datori di lavoro, lavoratori e rappresentanze sindacali. Uno degli interventi legislativi più importanti avviati in Italia su questo tema aveva l’obiettivo di garantire il rispetto della libertà e della dignità del lavoratore nel rapporto di lavoro e di assicurare nei luoghi di lavoro la presenza sindacale per il rispetto della normativa stessa.

«Fu un’autentica svolta e un momento di crescita per l’intera collettività, anche se sul momento non apprezzato da tutto il mondo imprenditoriale», commenta Mauro Gola, presidente di Confindustria Cuneo. «Nacque un nuovo sistema di relazioni industriali fra le parti sociali che si è man mano affinato. Da quel momento non ha preso avvio un “mondo perfetto”, però le maggiori tutele a favore dei lavoratori hanno contribuito a rendere più equa la nostra società. Da allora molto è cambiato, il mondo intero si è trasformato e negli ultimi mesi è sopraggiunta l’emergenza sanitaria che ha avuto un impatto tremendo in tutti gli àmbiti, a iniziare da quello principale, la salute. Le conseguenze dell’epidemia sul mondo del lavoro, che si innestano su un sistema “stanco” che già esigeva cambi di vedute prospettiche, le stiamo constatando ora che si avvicina l’auspicato ritorno alla normalità e sappiamo che saranno durature. La cassa integrazione forzata, lo smart working sempre più diffuso e il possibile aumento della disoccupazione sono sfide che mettono alla prova anche i valori dello Statuto dei Lavoratori. Occorreranno molta coesione e la disponibilità a cambiamenti inevitabili da parte di tutti».

Il Presidente dell’Associazione datoriale provinciale prosegue: «L’attuale emergenza è un banco di prova per lavoratori e imprenditori. Specie in questi momenti mi auguro che il ruolo di chi fa impresa sia valutato senza pregiudizi ideologici, riconoscendone il concreto valore ai fini del mantenimento della stessa coesione sociale, a fronte dell’assunzione, spesso coraggiosa, del rischio d’impresa. La responsabilità sociale d’impresa ormai fa parte del Dna delle aziende produttive e penso che emerga anche dall’attenzione dedicata alla messa in sicurezza negli ambienti di lavoro in vista dell’uscita dal lockdown sanitario. Non è più il tempo dei “padroni delle ferriere” e neppure della socializzazione delle perdite e della privatizzazione dei guadagni, come si è spesso detto. Il cinquantesimo anniversario dello Statuto dei Lavoratori mi auguro serva anche ad avviare riflessioni sulla necessità di aggirare gli steccati basati su preconcetti superati dal tempo e dalla maturazione di nuove sensibilità»

Mauro Gola conclude: «Lo scorso primo maggio papa Francesco ha esortato a pregare “per tutti i lavoratori, perché a nessuna persona manchi il lavoro e tutti siano giustamente pagati, possano godere della dignità del lavoro e della bellezza del riposo”. Sono auspici che sottoscrivo, tanto più alla luce dei mesi che ci attendono, i quali ci vedranno all’opera per recuperare in ogni campo delle nostre esistenze quanto il coronavirus ci ha tolto».