Crc e Ubi hanno effettuato operazioni autorizzate

Le operazioni sul titolo Ubi banca realizzate in questo periodo sono state realizzate non dalla Fondazione ma, in piena autonomia dal gestore Fondaco, sulla base di un mandato del 2017, e hanno riguardato esclusivamente una normale attività su opzioni, che non prevede alcun trasferimento di titoli, si legge in una nota della Fondazione cuneese.

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“Come già puntualizzato nel comunicato stampa diffuso dalla fondazione Crc il 28 febbraio, le operazioni sul titolo Ubi banca realizzate in questo periodo, di cui hanno parlato alcune testate giornalistiche negli ultimi giorni, sono state realizzate non dalla Fondazione ma, in piena autonomia dal gestore Fondaco, sulla base di un mandato del 2017, e hanno riguardato esclusivamente una normale attività su opzioni, che non prevede alcun trasferimento di titoli”, si legge in una nota della Fondazione cuneese.

Il nodo del contendere è un investimento da 7 milioni di euro in opzioni call su azioni Ubi banca, operazione che avrebbe generato una minusvalenza potenziale tra i 2 e i 3 milioni di euro a seguito del crollo del mercato azionario scaturito dalle misure di lockdown.

“Non vi è stata, dunque, alcuna acquisizione di azioni, come invece erroneamente riportato, e non è cambiata la quota azionaria detenuta dalla Fondazione in Ubi banca, pari al 5,908%”, prosegue la nota dell’ente. «Sottolineiamo che l’operatività sul titolo Ubi tramite utilizzo di opzioni è stata autorizzata preventivamente dal Ministero dell’economia e delle finanze, che vigila sull’operato delle fondazioni di origine bancaria, con autorizzazione rilasciata il 20 marzo 2017: la fondazione Crc ha operato dunque nel pieno rispetto delle normative. Ricordiamo tra l’altro che la fondazione Crc ha appena chiuso un bilancio 2019 particolarmente positivo, il migliore degli ultimi 11 anni, che ha garantito 34,5 milioni di euro di erogazioni per il 2020: una riprova evidente della gestione particolarmente oculata del patrimonio condotta in questo periodo”.

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