Contagio da covid-19 infortunio sul lavoro che impensierisce gli imprenditori

Il contagio da coronavirus è stato riconosciuto dall'Inail come infortunio sul lavoro ma l'altra faccia della medaglia è il rischio che possono correre gli imprenditori nel caso la malattia avesse delle conseguenze gravi

Diciamocelo pure, non è che durante questa emergenza nel nostro Paese le cose siano state fatte sempre con quella chiarezza necessaria a rendere facilmente comprensibili le disposizioni adottate. Il campionario degli esempi sarebbe molto lungo, a cominciare dalla gestione dei dispositivi di sicurezza o la stessa esecuzione dei tamponi.

Detto questo, c’è però un aspetto che sta creando apprensione tra gli imprenditori ed è legato al fatto che l’Inail, in presenza di un lavoratore che ha contratto il covid-19, dovrebbe stabilire dove è avvenuto il contagio e questo perché nel decreto Cura Italia c’è una norma che equipara il contagio da covid-19 in azienda a un infortunio sul lavoro. E qui nasce il problema perché, dal momento che il coronavirus è difficilmente localizzabile e potenzialmente presente ovunque, come si può determinare, con assoluta certezza, che la sua trasmissione sia avvenuta in un’azienda piuttosto che altrove?  E, di conseguenza,  come si potrebbe perseguire il proprietario di quell’azienda? Perché il rischio è proprio questo e cioè il risvolto penale per il titolare dell’attività, nel caso in cui, e ce ne sono stati tanti, purtroppo, la malattia avesse delle conseguenze gravi.

Su questo argomento si sono espressi due parlamentari piemontesi, entrambi torinesi, Claudia Porchietto, di Forza Italia e Mauro Laus del Pd. La Porchietto, che aveva sollevato per prima il caso, aveva chiesto di modificare la norma. Da parte sua il senatore Laus ha dichiarato che se la norma non sarà modificata non voterà il provvedimento in Aula. Laus ha sottolineato, nel motivare la sua posizione, che da una parte viene fatto un decreto che viene chiamato “Rilancio” mentre dall’altra gli imprenditori che di quel rilancio dovrebbero essere l’asse portante vengono sottoposti a una situazione insostenibile.

L’imputato principale torna a essere indicato nella mancanza di prescrizioni e linee guida certe, con i conseguenti controlli che consentirebbero, valutando l’applicazione delle norme, di non aumentare i rischi di contagio sul posto di lavoro. La mancanza di linee guida concorre quindi a rendere difficile la posizione degli imprenditori anche se, lo ricordiamo, il punto principale resta sempre quello di garantire la sicurezza dei lavoratori.

Per altro, il Piemonte è stata la prima regione italiana in cui l’Inail abbia riconosciuto il contagio da covid-19 come infortunio sul lavoro, era metà aprile e si trattava di un medico.