Chi raccoglierà la frutta nel Saluzzese tra quindici giorni?

A breve nel saluzzese inizierà la raccolta della frutta, in anticipo grazie alle condizioni climatiche favorevoli alla maturazione, ma mancano all'appello circa 3000 braccianti

Tra una quindicina di giorni nel Saluzzese comincia la stagione della raccolta che parte prima del solito poiché il caldo di questi giorni ha fatto maturare in anticipo la frutta. Il problema, perché i problemi non mancano mai durante questa disastrosa epidemia, è che per l’attività in campi e vigne sarebbero richiesti 10mila lavoratori mentre ne mancano all’appello circa 3mila, che sono i braccianti che vengono da noi dall’est Europa o dall’Africa ma che sono al momento bloccati a causa delle normative che limitano gli spostamenti, sempre per contenere l’epidemia.

I mancanti sono lavoratori che hanno acquisito l’esperienza necessaria per lavorare in agricoltura, per cui sono particolarmente ambiti dalle aziende, tanto da renderle meno propense a pescare i braccianti necessari tra i disoccupati messi a disposizione dall’ agenzia Piemonte Lavoro. Lo stesso capita con la piattaforma di HumusJobs, startup cuneese che offre contratti etici e regolari e che annovera nei suoi database più di mille lavoratori, tanti italiani, peccato che le aziende che li cercano sono meno di una decina.

Per contro ci sono un migliaio di cittadini del territorio che quel lavoro nei campi lo vorrebbero, perché sono disoccupati, cassaintegrati, percettori di reddito di cittadinanza, dei quali l’85% italiani e la maggior parte piemontesi, mentre gli altri sono immigrati regolari. Un migliaio di persone contro 70 posti disponibili, messi a disposizione da 5 aziende agricole solamente.

Tra queste due diverse situazioni a fare da spartiacque c’è la politica, con la ministra dell’Agricoltura Bellanova che minaccia le dimissioni se non verranno regolarizzati 600mila immigrati mentre l’assessore regionale all’Agricoltura Protopapa, rispolverando lo slogan leghista, chiede “prima diamo lavoro agli italiani”. Tutto questo quando una filiera ortofrutticola da 700milioni di euro l’anno attende delle risposte mentre si corre il rischio di mandare in fumo il tutto.

La posizione di Coldiretti Piemonte viene espressa dal presidente Roberto Moncalvo: “Le imprese agricole chiedono concretezza e non guardano certo passaporto o il colore della pelle. Per questo chiediamo l’allungamento del permesso di soggiorno dei lavoratori extracomunitari ma anche l’istituzione di voucher agricoli che permettano di lavorare nei campi anche ai percettori di reddito di cittadinanza e ai disoccupati italiani”.

A chiedere tempi rapidi alla politica è anche il direttore di Confagricoltura Ercole Zuccaro: “Fino al 20 maggio non partirà la raccolta dei piccoli frutti. Abbiamo 12 giorni in cui possiamo fare qualcosa. Riguarda la zona di Verzuolo, Lagnasco, Saluzzo e Barge. Riceviamo domande di persone che vogliono andare nei campi però c’è il timore che questi lavoratori meno esperti abbiano difficoltà a mantenere ritmi e continuità”.