Quantcast

Divario digitale da abbattere

Il Divario digitale, cioè la possibilità, o meno, di accedere alla rete internet e ai servizi essenziali che essa rende disponibili. Durante l'emergenza coronavirus è diventato ancor più evidente come questo problema debba essere affrontato con la massima urgenza

Il divario digitale è la differenza tra chi può accedere alla rete internet e chi non può e non per sua scelta ma perché non è raggiunto dal servizio. E’ un problema serio che in Regione viene dibattuto da anni, senza però aver trovato una risposta adeguata alle richieste dei cittadini. Ed è un problema che è diventato ancora più impellente durante questa emergenza coronavirus sia per quanto riguarda lo smart working a cui uffici pubblici, aziende, studi professionali si sono dovuti adeguare per evitare i contatti tra i dipendenti e il conseguente aumento della diffusione del virus, sia per quanto riguarda la didattica a distanza, vista la perdurante chiusura delle scuole. Sarà uno dei temi da affrontare con maggior urgenza dopo l’emergenza ma, intanto, su questo argomento registriamo l’ennesimo intervento dell’Uncem, l’Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani, particolarmente sensibile al tema perché è proprio nei territori montani del Piemonte che si risente maggiormmente del divario digitale.

Ecco l’intervento di Marco Bussone, presidente nazionale Uncem

 Lo diciamo da un po’. Se questo Paese non risolve le problematiche infrastrutturali, perde la sua unità. Il divario digitale, cioè le differenze di accessibilità e velocità nello scambio dei dati tra aree urbane e aree rurali, è un’emergenza vera. Uncem sostiene da almeno dieci anni che su questo fronte serve più intervento dello Stato e delle imprese. Il Paese se ne era quasi accorto due anni fa, quando le partite del campionato di calcio venivano trasmesse solo su piattaforme streaming. E la banda non era disponibile nelle campagne, montagne, zone rurali e aree interne. Torna ad accorgersene oggi, in questa fase così complessa e nella quale smart working ed e-learning sono entrati nel lessico comune. Ordinarie pratiche, ma non per tutti. Non per chi non ha un computer (tanti bambini e ragazzi, purtroppo), non per chi non ha una buona connessione o per chi ce l’ha ma la banda non è sufficiente.

Uncem ha chiesto al Governo e ai Ministeri competenti di accelerare sul piano nazionale per la banda ultralarga. Tre miliardi di investimento per un’infrastruttura pubblica nella quale crediamo fortemente (unica in Europa), per ridurre e annullare il digital divide. Oggi il piano è in ritardo. Questi fronti di intervento sono necessari per la telefonia mobile e anche per vedere la televisione. Uncem ha chiesto alle compagnie più investimenti, visto che in 1.200 Comuni è complesso telefonare e inviare messaggi. Senza banda ultralarga non si possono fare telemedicina e teleassistenza, scuola a distanza, lavoro agile. Ne abbiamo bisogno. Come abbiamo urgenza di poter accedere a tutti i servizi on-line del sistema privato e pubblico, dalla banca all’Inps, dall’anagrafe comunale alla Posta.

Ci siamo battuti come Uncem, e lo faremo ancora, affinché i gestori dei servizi non smobilitino dai territori e non li abbandonino. Abbiamo in Italia 250 Comuni senza un negozio (90 in Piemonte). Le banche se ne vanno e non lasciano neppure un bancomat, spianando la strada alle Poste con le quali il patto fatto un anno fa con i sindaci consente di avere uffici aperti e nuovi servizi digitali. Ma una cosa importante resta ancora da fare con Poste, con i giornali, gli editori, i sindacati e gli Enti locali: migliorare e potenziare la distribuzione di giornali, riviste, settimanali e quotidiani. Ci vogliamo lavorare affinché anche su questo fronte non esistano divari e nessuno sia penalizzato. Un percorso nuovo che potrà prevedere anche nuovi modelli di intervento sui territori: penso alle cassette postali, ai locker di borgata o inseriti in uffici pubblici, bar, negozi. Lo stiamo studiando con Poste. Zero polemiche, ma servizi efficaci.

Le aree montane oggi sono al centro di processi diversi dal passato. Non siamo più il margine e la periferia dell’impero. Sul fronte dello sviluppo locale, ai pilastri storici del turismo e dell’agricoltura, si uniscono le sfide della green economy e della gestione delle risorse (acqua, foreste, paesaggio) che custodiamo e ci vedono protagonisti. Con urgenza devono essere attuate la legge sui piccoli Comuni del 2017, quella sulla green economy del 2015, la legge sul terzo settore e il codice forestale, oltre al piano per la banda ultralarga e un nuovo programma operativo nazionale dedicato a montagna e aree interne, che dovrà usare bene le risorse della programmazione europea 2021-2027.  Queste sono le sfide che richiedono tanta preparazione, dirigenti locali e nazionali capaci, politici lungimiranti e politica forte.