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DisUnità di crisi regionale

Uno, il capo dell'emergenza regionale, rifiuta l'invio di personale medico e infermieristico messo a disposizione dalla Protezione civile nazionale. L'altro, l'assessore regionale alla Sanità fa invece sapere di aver richiesto quegli stessi rinforzi. Come funziona la catena di comando nell'Unità di crisi regionale?

Lo abbiamo segnalato ieri rilanciando la richiesta urgente della casa di riposo “Sacra Famiglia” di Mondovì che chiede medici e infermieri per la struttura e avevamo sottolineato il fatto che a fronte di un Piano della Protezione civile che disponeva l’invio di medici e infermieri in tutta Italia per rafforzare le strutture, in Piemonte il direttore di crisi regionale Mario Raviolo aveva rinunciato all’aiuto che poteva giungere da Roma dichiarando che: “Essendo la fase ospedaliera in remissione non c’è più bisogno di rinforzi”. Ed ecco che, sempre ieri, l’assessore alla Sanità Luigi Icardi  ha fatto sapere di aver chiesto “rinforzi alla Protezione Civile”: per poter avere anestesisti, urgentisti, pneumologi, infettivologi. E non solo, perché per quanto riguarda il personale infermieristico le richieste più urgenti riguardano professionalità esperte in ambito urgentistico di Pronto Soccorso, terapia intensiva, cure domiciliari e assistenza a pazienti anziani e con fragilità.

Nello stesso organismo, quindi, un componente rifiuta l’invio di personale sanitario mentre l’altro lancia un appello accorato per poter avere quel personale. Sembra che, in base a queste due diverse interpretazioni, ci si trovi di fronte a una “disUnità di crisi” perché non è dato sapere chi realmente prende le decisioni. Nel caso specifico la risposta del dottor Raviolo era una sua interpretazione personale oppure chi ha deciso che era quella la risposta ufficiale da dare alla Protezione civile?  In attesa di capirci qualcosa, il fatto concreto di queste ore sono le due interpretazioni, quella di Icardi e quella di Raviolo.

L’Anaao ha subito espresso il suo parere sulla questione attraverso le parole di Andrea Sarlo, segretario aziendale dell’Anaao presso l’azienda ospedaliera di Novara: “In molti ospedali del Piemonte, i medici con specialità non equipollenti stanno, con grande abnegazione e spirito di servizio, assistendo i pazienti Covid. Questo per gestire l’iperafflusso e per sostituire i colleghi in quarantena perché contagiati. Molte attività cliniche sono sospese, e i malati con patologie non strettamente urgenti, differenti dal Covid non hanno le cure che avevano in precedenza anche per la carenza di personale, occupato appunto con i malati per il virus. E l’ospedale di Verduno ha posticipato ripetutamente il tanto atteso taglio del nastro d’inaugurazione per la difficoltà nel reclutare sanitari”.

Nell’attaccare il capo dell’emergenza, l’Anaao sostiene: “Che dati avrà letto, il dottor Raviolo, per dire questo? Quale epidemiologo, infettivologo, direttore o esperto in statistica avrà consultato? Questo episodio ci dà la conferma che in seno all’Unità di Crisi manca un sistema di comando e controllo indispensabile per condividere informazioni, richieste e decisioni. Due sono a questo punto le ipotesi da vagliare: o il dottor Raviolo ha la piena fiducia dell’Unità di Crisi ed è il suo portavoce, oppure ha agito di sua iniziativa non coinvolgendo gli altri referenti dell’Unità perché evidentemente non esiste un controllo reciproco e un solo portavoce. In entrambe i casi si è dimostrata una grave inefficienza”.

E mentre la confusione sembra regnare sovrana e la casa di riposo “Sacra Famiglia” di Mondovì non rappresenta un caso isolato di richiesta di aiuto, la conclusione del maggiore sindacato dei medici è che: “Le reali motivazioni alla base della mail di rifiuto non ci interessano: sicuramente non sono la tutela della salute dei cittadini, la gestione ottimale dell’epidemia, il sostegno dei sanitari. Dunque, se chi gestisce la crisi non ha queste priorità: prego accomodarsi”.

Un benservito che replica la richiesta già avanzata dalla Federazione regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi Odontoiatri del Piemonte non più tardi di un mese fa, quando ha inviato una lettera di protesta al presidente della Regione Alberto Cirio e ai vertici della sanità piemontese chiedendo l’immediata sostituzione del dottor Raviolo.