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Chiesti contributi a fondo perduto per il commercio

Il commercio piemontese ha subito gravi ripercussioni in seguito alle chiusure dovute al coronavirus e servono subito risorse vere, misure di compensazione dei danni subiti in termini di crollo dei fatturati. Accanto ai prestiti, sono necessari indennizzi e contributi a fondo perduto.

Non si perde in giri di parole Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino e Confcommercio Piemonte:“Servono subito risorse vere, misure di compensazione dei danni subiti in termini di crollo dei fatturati. Accanto ai prestiti, sono necessari indennizzi e contributi a fondo perduto. Dobbiamo iniziare a pensare a tagli della fiscalità in una sorta di anno a carico fiscale zero e ripensare la fiscalità nei prossimi anni. Dal turismo al commercio vediamo impatti traumatici su fatturati e occupazione. Il rischio è concreto – prosegue Coppa – tutte le attività di commercio al dettaglio, tranne l’alimentare, dall’abbigliamento alle librerie, dai bar ai ristoranti hanno chiuso, sospendendo la loro funzione economica e sociale insostituibile nelle città”.

L’Ufficio studi di Confcommercio aveva calcolato in un miliardo e mezzo di euro le perdite per il comparto a fronte di una riapertura delle attività a maggio. Nella stessa ricerca si stima una perdita del Pil di almeno l’1 per cento rispetto al 2019, con una grave proiezione a livello torinese e piemontese sui consumi: a Torino di 806 milioni e di 1 miliardo 470 milioni a livello regionale. Tra marzo e aprile il commercio subirà un crollo del fatturato, in media, tra il 50 e il 75 per cento, concentrato in gran parte nel settore del turismo, dell’accoglienza e della somministrazione, con punte fino al 90 per cento per quanto riguarda le guide turistiche, le agenzie viaggi e il comparto dedicato all’organizzazione degli eventi. L’abbigliamento è l’altro settore in grave sofferenza che sconta oltre alla crisi dei consumi le modalità di acquisto delle collezioni e segna il meno 65 per cento. Il ricorso a piattaforme di e-commerce nel periodo di lockdown invece è aumentato dell’80 per cento.

“I numeri della cassa integrazione – sottolinea ancora Coppa – lo dimostrano chiaramente. Il timore è che senza soluzioni efficaci e immediate questa rete imprenditoriale del territorio, una volta superata l’emergenza sanitaria, rischi realmente di non avere più le energie per ripartire”. Al 20 aprile, a fronte di quasi 24mila aziende piemontesi che hanno presentato domande di cassa integrazione in deroga, sono oltre 17mila quelle del terziario, più del 70 per cento del totale, con oltre 6.500 imprese del commercio al dettaglio e circa 6.200 imprese della somministrazione, tra pubblici esercizi e ristoranti, per oltre 25mila lavoratori sospesi. Le domande presentate dalle imprese di Torino e provincia, tra tutti i settori, sono 13.184 per complessivi 33.671 addetti e per oltre 5 milioni di ore di sospensione dal lavoro. In totale in Piemonte il numero delle imprese fino a 5 addetti che ha presentato domande è stato di circa 23mila unità.