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“Vogliamo solo esser ascoltati” dicono i figli allontanati dalla mamma a dicembre

Si sono incontrati 5 volte dal 2 dicembre ad oggi, per un totale di nemmeno 8 ore

Cuneo. Da dicembre ha visto i suoi 4 figli di persona cinque volte. Ogni 17 giorni per un’ora e mezza in un ambiente neutro con la supervisione di assistenti sociali.

La fortuna di mamma Anna, nome di fantasia, di cui si abbiamo scritto in passato, sono indubbiamente le video-chiamate attraverso le quali può vedere e parlare con i ragazzi.

Ragazzi, tutti minorenni, che stanno avendo molti problemi con il rendimento scolastico e il comportamento in classe. Per uno di loro, il terzogenito, è proprio una scelta. “Ho deciso che finché non torno da mamma non studio più, l’ho detto anche alle maestre.” Una fermezza che colpisce data la giovane età.

Così come colpisce la capacità di mamma Anna di tener a bada anche a distanza e attraverso lo schermo di uno smartphone tutti e quattro i suoi figli per cui si sta battendo, da sempre. E di trattenere le lacrime di fronte alla piccolina che ripete come un disco rotto “mamma, mamma, mamma” in un pianto disperato.

Cosa vogliono? Unicamente esser ascoltati perché tante relazioni sono state fatte, a volte anche senza nemmeno averli visti. Sono ragazzi che rifiutano gli educatori, in poco tempo hanno perso visibilmente peso e soffrono per questo allontanamento imposto. I due maggiori hanno contattato deputati, giornalisti, il Telefono Azzurro. E a metà febbraio scritto una lettera per Papa Francesco. La loro disperazione è chiara.

Del caso si è occupata anche Veronica Giannone, segretario della Commissione bicamerale per la tutela dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che ha recentemente presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della giustizia che si conclude così “Quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere, per quanto di competenza, per garantire che l’ascolto del minore in tutti i procedimenti che lo riguardano, soprattutto quando abbia più di dodici anni, venga reso effettivo; se non ritenga altresì necessario adottare iniziative ispettive in ordine all’operato dei tribunali nel caso esposto in premessa, considerata l’estrema delicatezza e gravità della vicenda.” 

Tante incongruenze in questo processo che ci vede protagonisti – ci racconta mamma Anna – lo scorso 14 febbraio, si è tenuta l’udienza civile. Il giudice in passato ha rigettato la richiesta che abbiamo fatto di ascoltare i ragazzi e questo non dovrebbe avvenire. Adesso con l’emergenza sanitaria gli assistenti sociali hanno annullato gli incontri.

Quest’ultimo fatto legato all’emergenza del Coronavirus ha spinto i ragazzi di loro iniziativa ad allontanarsi dalla casa dei nonni paterni a cui sono affidati per tornare dalla mamma. Un gesto estremo che fa ancora di più capire la loro disperazione. Sono intervenuti i carabinieri di Cuneo che attenendosi alle disposizioni hanno fatto riaccompagnare i ragazzi, contro la loro volontà senza ascoltarli nemmeno questa volta, dai nonni.

Nell’ultima udienza è stato tenuto conto delle richieste di aiuto dei miei figli, la pratica passa ora dal tribunale di Torino direttamente a Roma. Non sappiamo come proseguiranno le cose, se servirà ripartire dall’inizio, se dovrò sottopormi a un’altra CTU. Vedremo cosa delibereranno, sicuramente questo tempo non ci verrà restituito. La speranza è che possiamo tornare insieme al più presto.” conclude mamma Anna.