L’Unità di crisi non funziona?

L’accusa, accompagnata da una serie di dati documentati, è arrivata direttamente dal sindacato dei medici ospedalieri Anaao-Assomed:“L’unità di Crisi della Regione non funziona e i privati cittadini riescono dove questo organismo non arriva”.

L’accusa, accompagnata da una serie di dati documentati, è arrivata direttamente dal sindacato dei medici ospedalieri Anaao-Assomed:“L’unità di Crisi della Regione non funziona e i privati cittadini riescono dove questo organismo non arriva”.

A livello regionale il sindacato è guidato da Chiara Rivetti che non esita a parlare di “disorganizzazione inaccettabile”rimarcando come “Non si possa affidare la tutela degli operatori solo a opere benefiche”. In sostanza non sembra che la situazione dell’Unità di crisi sia cambiata di molto nel passaggio di consegne tra il precedente responsabile, Mario Raviolo, all’attuale commissario Vincenzo Coccolo.

Infatti questo è quanto sostiene il sindacato dei medici  che dichiara: “Nonostante il cambio al vertice, la sostanza è sempre la stessa” . I medici sabato, attraverso i loro ordini, hanno rivolto un appello drammatico alle istituzioni. “Le maschere scarseggiano. Scarseggiano significa che i rianimatori intubano senza FFp3, che i medici dei reparti Covid tengono le stesse maschere FFp2 per 48-72 ore, che le maschere chirurgiche fino ad oggi mancano negli ambulatori del territorio. Scarseggiano significa che gli operatori contraggono l’infezione e si ammalano”. E poi, negli ospedali del Piemonte “mancano i caschi Cpap, mancano i ventilatori”. Carenze di cui ci sono testimonianze scritte e fortuna che al momento stanno provvedendo i privati sia quelli che stanno mettendo a disposizione cliniche e personale che con le tante donazioni di semplici cittadini come quelle delle più svariate associazioni di categoria.

I medici si chiedono il perché i privati riescano dove invece mancano le strutture regionali preposte. “I vertici dell’assessorato ci hanno detto di aver fatto l’impossibile per procurare i dpi, ma non è così. I funzionari regionali o gli incaricati dell’approvvigionamento di materiali evidentemente non sono in grado di gestire i rifornimenti”, accusa l’Anaao-Assomed. Che si chiede “cosa sta facendo l’Unità di Crisi?”. “Le mascherine sul mercato si trovano – spiega il sindacato – l’unità di crisi deve individuare un canale di importazione, deve organizzarsi, coordinarsi con le Asl e comprarle. Avrebbe dovuto farlo da due settimane. Ogni giorno muoiono pazienti e si infettano operatori. Bisogna agire subito: cosa si aspetta ad acquistare i dpi, i ventilatori e le CPap? Se riescono i privati ancor di più dovrebbe riuscirci la Regione. È indispensabile che chi lavorava agli uffici acquisti agisca con urgenza, non come se dovesse acquistare i toner per le fotocopiatrici. Intanto noi ci stiamo ammalando e non abbiamo i mezzi per curare adeguatamente i pazienti. Aggiorneremo l’esposto in procura con questi dati: i dispositivi di protezione personale sul mercato ci sono, i privati cittadini riescono ad acquistarle, gli enti pubblici fanno fatica. Che si indaghi”. E non è un appello che deve essere destinato a cadere nel vuoto.