Coldiretti: bene la proroga dei permessi agli stranieri per lavoro stagionale

Raccolti a rischio nelle nostre campagne dopo la chiusura delle frontiere. Avanti tutta con i voucher semplificati per studenti, pensionati e cassaintegrati 

Per scongiurare il rientro dei lavoratori stranieri nei Paesi d’origine, in concomitanza con l’inizio della stagione di raccolta nelle campagne, sono stati prorogati i permessi di soggiorno per lavoro stagionale in scadenza. Lo rende noto Coldiretti che aveva chiesto un intervento urgente per sopperire alla mancanza di manodopera stagionale in agricoltura e non pregiudicare le fornitura di generi alimentari a negozi e supermercati.

La proroga, secondo la circolare del Ministero degli Interni, dura fino al 15 giugno e riguarda i permessi di soggiorno in scadenza dal 31 gennaio al 15 aprile. Un’esigenza – evidenzia Coldiretti – resa più urgente dalla chiusura delle frontiere imposta dall’emergenza Coronavirus, che ferma l’arrivo nelle nostre campagne di braccianti dall’estero e mette a rischio più di ¼ del Made in Italy a tavola, raccolto proprio da mani straniere.

Soltanto nella Granda sono oltre 10.000 i lavoratori stagionali assunti ogni anno dalle aziende agricole, con una forte rappresentanza di rumeni, albanesi e macedoni, oltre che marocchini e indiani.

“È ora necessaria una radicale semplificazione del voucher agricolo che possa consentire lo svolgimento dei lavori da parte di studenti, pensionati e cassaintegrati – spiega il Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo Roberto Moncalvo – in un frangente delicato come quello attuale, in cui ad esempio molti lavoratori in cassa integrazione potrebbero trovare proprio nelle campagne un’occasione di integrazione del reddito”.

In Provincia di Cuneo i voucher sono utilizzati soprattutto per la vendemmia e per la raccolta di frutta e verdura. Potrebbero beneficiarne – evidenzia Coldiretti Cuneo –  circa 4.000 aziende agricole della Granda, generando almeno 8.000 posti di lavoro.

I voucher sono stati introdotti per la prima volta in via sperimentale nel 2008 proprio in agricoltura, con la vendemmia, per le peculiarità dell’offerta di lavoro nelle campagne. Negli anni successivi quello dei campi è stato l’unico settore rimasto legato all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito) e con gli accresciuti appesantimenti burocratici che ne hanno limitato l’utilizzo e che ora, in una situazione di emergenza, vanno eliminati.

“Il momento attuale – conclude Moncalvo – rende necessario favorire la diffusione di uno strumento che ha dimostrato di produrre importanti effetti sulla nostra economia, favorendo l’occupazione e l’emersione del sommerso”.

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