Tartufo bianco d’Alba sotto assedio

Un disegno di legge per estendere la denominazione "D'Alba" a tutti i tartufi bianchi raccolti in Italia. Contro questo progetto si è attivato il sindaco di Priocca e senatore Marco Perosino, alla difesa di un prodotto unico e di grande prestigio

Siete dei buongustai e volete assaggiare un tartufo bianco? In Italia lo potrete trovare nell’Appennino tosco-emiliano e l’Appennino umbro-marchigiano, le Crete senesi e i boschi planiziali di Muzzana del Turgnano,  nei comuni lombardi di Carbonara Po e Borgofranco sul Po. Oppure nell’Alta Umbria e nella provincia di Pesaro-Urbimo: Acqualagna, Pergola, Sant’Angelo in Vado, Amandola, Città di Castello e Gubbio.

In Toscana c’è il Tartufo bianco delle Colline Sanminiatesi, in Molise nei comuni di Frosolone, Spinete, e San Pietro Avellana mentre in Campania, è pregiato il tartufo bianco raccolto nei comuni di Apollosa, Arpaise, Ceppaloni e San Leucio del Sannio in provincia di Benevento. E, infine, anche in Calabria, nella zona di Gioiosa Jonica. Senza dimenticare che oltre che nelle Langhe, nel basso Piemonte i tartufi bianchi si raccolgono anche nel Roero, Tortonese, Monferrato e Monregalese.

Questo elenco, ottenibile consultando le pagine di Wikipedia, vuole spiegare, in qualche modo, l’esternazione del sindaco di Priocca, nonché senatore di Forza Italia, Marco Perosino, che nel rivendicare il suo ruolo di unico parlamentare di Alba, Langhe e Roero chiede a gran voce di: “Non chiamate d’Alba tutti i tartufi bianchi d’Italia”. Questa alzata di scudi ha una spiegazione ed è nel disegno di legge depositato in Senato che avrebbe proprio questo scopo e cioè di  concedere la dicitura “Alba” a tutti i tartufi bianchi raccolti in Italia. Perosino non ci sta perché questo allargamento dissennato ridurrebbe  il valore gastronomico ed economico del tubero albese favorendo, per contro, l’aumento del valore dei prodotti di tutte le altre regioni italiane, quelle dell’elenco di cui sopra.

Considerando tutto il grande lavoro fatto ad Alba in questi anni sotto il profilo ambientale, turistico ed enogastronomico è facile comprendere il danno d’immagine che ne deriverebbe e non solo d’immagine. Prima di contestare il disegno di legge Perosino ha avviato le sue personali consultazioni con trifolao, ristoratori, trasformatori, esperti del ramo ed amministratori pubblici trovando in tutti il medesimo disaccordo su questo allargamento della denominazione “di Alba” a livello nazionale. Secondo Perosino e gli esperti albesi del ramo la proposta pù logica sarebbe quella della denominazione di “Tartufo bianco d’Italia” per tutti i “tuber magnatum pico” mentre la dicitura “di Alba” come denominazione Igp e o marchio collettivo. “Di Alba” potrebbe essere concesso a tutto il Piemonte sud. Pensiero a parte: con tutte le leggi da predisporre per dare una regolata a questo Paese, ma proprio al tartufo bianco dovevano pensare i nostri parlamentari?