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Retromarcia della Lega sul Pdl contestato

La Lega ritira la proposta di legge regionale che mirava ad aumentare i compensi dei componenti della Giunta con quelli dei consiglieri, dopo le polemiche suscitate.

Vista l’alzata di scudi che ha provocato la proposta di legge del capogruppo leghista Alberto Preioni, con la quale si intendevano aumentare i compensi della Giunta regionale allineandoli a quelli dei consiglieri di Palazzo Lascaris, la Lega ha annunciato di aver ritirato la proposta. Nel comunicato stampa che il gruppo regionale leghista ha emesso per motivare la decisione si leggono frasi come “polemiche strumentali”, “fraintendimento dell’opinione pubblica della ratio alla base di questa proposta” “la necessità di un correttivo a una disposizione che riteniamo ingiusta” oltre alla rivendicazione de “l’assoluta legittimità” del provvedimento che si voleva varare.

Fraintendimenti? Assoluta legittimità? Detto che, semmai, sarebbe stato più ragionevole e al passo con i tempi attuali non alzare i compensi dei componenti la Giunta ma ridurre quelli dei consiglieri regionali, iniziamo proprio dalla tabella che la Lega ha posto in calce al suo comunicato, nella quale si elencano, in ordine decrescente le indennità nette relative al mese di gennaio. Queste vanno da un minimo di 5.916 € a 7.781 €. La cifra non è però completa perché si devono aggiungere altre indennità varie e i rimborsi. Detto questo e tornando all’assoluta legittimità che, secondo i leghisti, avrebbe avuto il progetto di legge, bisognerebbe girare la domanda ai cassintegrati piemontesi che per il loro numero, purtroppo sempre in aumento, portano il Piemonte a essere la seconda regione, dopo la Lombardia, per richiesta di ore di cassa integrazione, con Torino che è la provincia più cassintegrata d’Italia.

Oppure, potremmo chiedere cosa ne pensano del progetto di legge al momento abortito i 25.652 malati non autosufficienti in lista d’attesa di cui 15.594 necessitano di prestazioni domiciliari e 10.058 che invece hanno bisogno di un posto letto in una struttura o Residenza sanitaria assistita che dir si voglia (Rsa). Chi non può usufruire del servizio da parte della Sanità si fa ricoverare a sue spese o a quelle della famiglia, quando e se può, oppure ricorre alle prestazioni domiciliari di un’infermiera, anche questa a sue spese e/o dei famigliari, che vanno dai 3 ai 4 mila euro al mese. E parliamo di anziani, con pensioni lontane anni luce dalle cifre comparse nelle tabelle esplicative dei leghisti. Aggiungiamo un dettaglio: per il 2020 erano stati stanziati dal precedente governo regionale 18 milioni di euro per finanziare le cure domiciliari o in struttura. Il centrodestra ha eliminato queste risorse nell’assestamento di bilancio.

Nel loro comunicato stampa i leghisti hanno anche detto che: “Rimanderemo il tema a una riorganizzazione più ampia dei criteri di definizione dell’indennità di coloro che rappresentano i cittadini nelle istituzioni del Consiglio e della Giunta regionale, dal momento che quelli attuali non rispettano il principio di giustizia del peso e delle effettive responsabilità dei ruoli e delle diverse funzioni”. Il principio di giustizia invocato dagli esponenti della Lega varrà anche per i malati non autosufficienti e per i cassintegrati, tanto per fare un esempio?