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A Peveragno e nei comuni limitrofi si ospitano bambini di Chernobyl

Il mese di febbraio ha visto l’apertura della campagna di accoglienza dei “bambini di Chernobyl”, prevista per i mesi di luglio e/o agosto 2020.

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Sono passati 34 anni da quel 26 aprile 1986, giorno in cui si verificò uno dei più grandi incidenti nucleari della storia determinando la diffusione di una nuvola di materiale radioattivo che contaminò una vastissima area della Bielorussia, dell’Ucraina e dei Paese limitrofi. Nonostante il passare degli anni, gli effetti di lungo periodo di questa catastrofe sono presenti tutt’oggi sullo stato di salute degli adulti e, in modo particolare, dei bambini. Secondo il rapporto “Nuclear Scars” pubblicato da Greenpeace nel 2016, “trent’anni dopo la catastrofe di Cernobyl, oltre diecimila chilometri quadrati sono inutilizzabili per l’attività economica, più di centocinquantamila chilometri quadrati sono le aree contaminate della Bielorussia, Russia e Ucraina e cinque milioni di persone vivono in zone ufficialmente considerate contaminate. A causa degli elevati livelli di contaminazione da plutonio nel raggio di 10 chilometri dalla centrale, l’area non potrà essere ripopolata per i prossimi diecimila anni”. La contaminazione da Cesio 137 in molto prodotti agricoli, tra cui latte, carne bovina, funghi, frutti di bosco, allerta gli studiosi nell’affermare che le conseguenze dell’inquinamento radioattivo di queste aree non possono essere minimamente sottovalutate. Chernobyl ha determinato una grave incidenza sulla salute, registrando numerose patologie legate a mutazioni genetiche, disfunzioni della tiroide, cui si aggiungono disturbi cardiocircolatori, leucemie e altre patologie tumorali infantili.

Inoltre, il deterioramento delle condizioni economiche bielorusse ha avuto conseguenze spiacevoli e disarmanti sul disagio sociale nei villaggi bielorussi. Secondo i dati raccolti dall’Oms, il 34,7% delle morti è direttamente collegato al consumo “nocivo” di alcool.

Viste le condizioni socio-economiche vissute dalle famiglie bielorusse, offrire ai bambini un soggiorno in Italia da’ loro l’opportunità di vivere esperienze positive, a contatto con ambienti sani garantendo loro migliori condizioni di salute e sociali. Secondo le analisi svolte regolarmente sui bambini ospitati in Italia condotte dalla “Fondazione Aiutiamoli a Vivere”, nella maggior parte dei casi la possibilità di vivere per un periodo limitato di tempo in un contesto ambientale sano comporta un abbattimento della concentrazione corporea di Cesio 137 tra il 30 e l’80%.

L’Associazione “Smile Onlus – per la Bielorussia”, prima “Smile – Un sorriso per Chernobyl”, è nata nel 1994 con l’intento di sostenere il benessere psico-fisico e sociale dei bambini bielorussi provenienti dalle zone maggiormente contaminate attraverso soggiorni terapeutici in Italia e progetti mirati sul territorio bielorusso al fine di favorire migliori condizioni di vita. Dal 2006 tale Associazione ha visto l’adesione di numerose famiglie di Peveragno e dei Comuni limitrofi che dedicano parte del loro tempo a favore dell’accoglienza di questi bambini, offrendo loro un soggiorno spensierato all’insegna del benessere.

Se sei interessato a conoscere maggiori informazioni sull’operato dell’Associazione e/o ad aderire alla campagna di accoglienza 2020, l’appuntamento è per venerdì 6 marzo alle ore 20.45 presso la Casa Ambrosino, sita in Via Vittorio Bersezio 22, a Peveragno. Info: smile.peveragno@gmail.com – tel. 333.8981891 / 345.2221255

 

 

 

 

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