Tu lo conosci Gelindo?

La favola, una delle più famose in Piemonte in tempo natalizio, e una sorta di archeo-agro-enologia

Cuneo. Sono tante le storie legate a questa giornata e alla magia del Natale. Molte nascono anche dal nostro Piemonte.

Ne riportiamo qualcuna.

Il Piemonte è terra di confine, tra Stati, ma anche tra Regioni. Un tempo quella parte di terra che separa la nostra regione dalla vicina Liguria era presidiata da doganieri, pronti ad imporre dazi su tutte le merci che venivano importate, specialmente quelle che erano ritenute più pregiate di altre. E quali tra i tanti prodotti potevano essere considerati importanti se non le acciughe che giungevano dal golfo genovese? Difficile era passare inosservati alla dogana, ma un contrabbandiere riuscì nell’impresa nascondendo il pesce sotto il sale e riuscendo a passare senza molti problemioltre il confine. Il risultato? Da allora le acciughe sono state inserite nei menù di Natale di tutte le province del Piemonte.

Un’altra storia, questa meno allegra della precedente, ci arriva dal pinerolese, o meglio dalle magnifiche montagne che sovrastato la cittadina alle porte della Val Chisone. Siamo al 25 dicembre del 1400, oltre 600 anni fa, quando il Monte Albergian divenne rifugio di decine di valdesi in fuga verso la Val San Martino. Purtroppo uomini e donne vennero sopraffatti dal freddo inverno e non riuscirono a sopravvivere. La leggenda narra che ancora oggi, a Natale sul monte, i loro spiriti vaghino inquieti.

Quella del pastore Gelindo è invece la storia per eccellenza legata indissolubilmente al Natale ed alla nostra terra. Gelindo è un sempliciotto, un pastore sempliciotto, un testone dal cuore tenero. Tutti lo hanno visto almeno una volta, se non altro in ogni presepe che si rispetti non può mancare, lui con il suo immancabile agnello disposto intorno al collo e legato sul petto nelle quattro zampe! Uomo del Monferrato, lascia la sua casa per obbedire al censimento dell’Imperatore ritrovandosi dalle parti di Betlemme.

Racconta così Gelindo: “Con la mia pecorella che mi fa compagnia e un sacco di strada da fare. Io, però, non mi sono spaventato mica. Io di strada ne ho fatto sempre tanta. Fin da piccolo. Nella vigna, per andare in paese, a prendere l’acqua al pozzo, a portare le pecore, le capre e le vacche al pascolo, per vendemmiare l’uva. Avrò fatto il giro del mondo a piedi, io. Bon, poi il bambino è nato. Bellissimo come sono quasi tutti i bambini appena nati. Dico così perché a me mia madre mi ha sempre detto che appena nato non è che fossi questa gran bellezza. Ma fa niente, mia mamma mi ha sempre detto la verità e io l’ho amata tantissimo anche per quello. Comunque il bel bambino è nato in una stalla, poverino. Però erano tutti contenti lo stesso. Perfino la pecorella sembrava contenta. Ed eravamo tutti così contenti che abbiamo fatto dei regali al piccolino e ai suoi genitori e abbiamo fatto festa. Una festa semplice, un po’ di formaggio, un po’ di pane, qualche fico secco e un pugno di noci. Da bere c’era solo dell’acqua. Meno male che io, nella sporta, mi ero portato due bottiglie di vino di casa mia: una di rosso che dà forza e fa pensare, uno di bianco che pizzica il naso e fa allegria. Così abbiamo bevuto. Eravamo in tanti. Pensavo che il vino non sarebbe bastato. Invece è bastato. E ne ho anche avanzato. Ridevano tutti. Anche il bambino. Ho rimesso le bottiglie nella sporta ho salutato e ho ripreso la strada per tornare a casa con la mia pecorella che mi seguiva come un cagnolino. Dopo pochi passi mi sono voltato a guardare il bambino che stava in braccio alla sua mamma. Forse mi ha sorriso. Ma mi son detto che era una mia impressione che tutti i bimbi contenti sorridono. Così ho ripreso a camminare. Dopo un po’ ho sentito freddo e le gambe mi sono diventate pesanti. “Eh Gelindo stai diventando vecchio!” mi sono detto.
Ho deciso di sedermi per riprendere fiato. C’era un grande gelso, di quelli che fanno quelle more rosse e dolci, che macchiano le mani. Era spoglio e aveva un grosso tronco. Mi sono seduto lì sotto per ripararmi dal vento gelido. La mia pecorella mi è venuta in braccio per farmi da coperta. Ho tirato fuori dalla sporta la bottiglia del vino rosso e ne ho bevuto un sorso. In cielo c’era una luna bellissima. Grande e bianca come la neve che cade delle mie parti. La pecorella mi leccava le dita. Il vino mi ha scaldato il cuore. Ho pensato a casa, alle mie colline, alla mia donna, agli amici, a quando ero piccolo e a quel bambino nato in una stalla. “Gelindo, hai la febbre o hai bevuto troppo vino” mi sono detto e ho buttato giù un altro sorso di vino. Il freddo non lo sentivo più. La luna era sempre più grande e la mia pecorella belava dolcemente mentre l’accarezzavo. Mi sono addormentato così. In una notte stellata, accompagnato dal sorriso di un bambino nato in una stalla e nella bocca il sapore del buon vino. Perché io sono Gelindo, il pastore vignaiolo.”

Piccoli aneddoti, da tramandare o da raccontare proprio il giorno di Natale a grandi e piccini, per una festa, quella del Natale che nasce secoli fa, ma che ancora oggi emoziona con i suoi racconti e le sue leggende sempre attuali!

Ancora auguri di Buon Natale!