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L’Autonomia sarà la salvezza delle infrastrutture?

Cirio e Toti, governatori di Piemonte e Liguria, intervengono direttamente su Autostrade per l’Italia e viene tolto il pedaggio sulla A26 nel tratto dove delle frane hanno interrotto una provinciale. Sul versante governativo tutto tace sulle infrastrutture che interessano la Granda, dalla Asti – Cuneo alla variante di Demonte. Visite spot a parte, quando si deciderà a intervenire concretamente la ministra De Micheli?

Il pedaggio autostradale sulla A26 che è stato tolto al confine tra Piemonte e Liguria, tra i caselli di Ovada e Masone, prima uscita in Liguria, per ovviare alla provinciale interrotta da più di una frana è stata opera congiunta dei presidenti di Piemonte e Liguria, Alberto Cirio e Giovanni Toti che, in assenza di risposte da parte della ministra alle Infrastrutture De Micheli, hanno interpellato direttamente Autostrade per l’Italia che ha dato parere positivo all’iniziativa dei due governatori. Risolto, con un intervento diretto, un problema, sono ben altre le risposte che ci si attende dal ministero che, nonostante sia cambiato il ministro, sembra essere sempre più un porto delle nebbie.

L’Asti-Cuneo continua a essere una delle tante barzellette di questo Paese, confinata in una perenne incertezza e senza la minima informazione su come si voglia procedere per completare un’opera che sembra sempre più l’immagine di un day after nucleare, con quel moncherino che si affaccia sulla campagna cheraschese. E siamo fermi, tuttora, all’annuncio di un piano De Micheli – terzo arrivato dopo quello di Del Rio e il successivo battezzato da Toninelli – predisposto per il Cipe, che la ministra aveva lanciato durante la sua visita in Piemonte poche settimane fa e che assomigliava tanto alla cortesia che si fa quando si va a trovare qualcuno e gli si portano le paste. Al momento di passi avanti non se ne sa nulla, neppure i funzionari della Commissione Europea, che avevano già evidenziato lo stallo della situazione, ne capiscono più qualcosa, sempre in attesa che dal governo qualcuno si faccia sentire sull’argomento.  A rallentare la situazione concorre anche la mancata nomina formale del commissario per il Terzo Valico fatto che costringe a rimanere senza alcun potere anche Calogero Mauceri, alto dirigente di Palazzo Chigi a cui spetterebbe lo sblocco del nodo di Genova e anche di procedere con i progetti per investire i 49 milioni di opere compensative in territorio piemontese. Così, tra le altre, si aspettano notizie sulla variante di Demonte per la quale ai primi di dicembre c’è stato l’ennesimo incontro a Roma al quale hanno partecipato anche gli amministratori locali interessati alla vicenda.

Diventa persino noioso scrivere di questi argomenti, perché è come riaprire un libro già letto più volte. A spazientirsi è anche il governatore Cirio che era partito all’insegna del voler dare un’altra velocità al Piemonte e che, invece si trova a dover combattere contro la lentezza del sistema che permea le decisioni in Italia, qualunque governo sia a capo della macchina gestionale di questo Paese. Prendendo spunto dall’azione congiunta messa in atto sull’autostrada A26 dai due governatori, Cirio e Toti,il presidente piemontese ha affermato che “L’autonomia la concretizzeremo con azioni pratiche e il primo elemento pratico è proprio quello delle infrastrutture”. Si incomincia da lì, avverte. “Perché – davanti a troppe incompiute e ad altrettanti ritardi – l’unica cosa finita è la pazienza”.