A Chiara Gribaudo piacciono le sardine

Non è il comune pesce ma il movimento spontaneo che protesta contro la violenza verbale e il populismo che animano l’attuale politica italiana. Segnali di avvicinamento a quello che, per ora, è solo un movimento e non un partito?

Dopo l’onorevole Monica Ciaburro, di Fratelli d’Italia, abbiamo chiesto alla deputata del Pd Chiara Gribaudo un parere sul movimento delle sardine, che anche a Cuneo hanno fatto sentire la loro presenza. E’ un movimento spontaneo di cittadini stanchi della violenza e della deriva populista che sta prendendo la politica italiana o è una nuova versione della sinistra per superare le tante contraddizioni e tensioni che si percepiscono nelle sue varie anime?

Anche nella Granda “nuotano” le sardine. Cosa pensa di questo movimento spontaneo?
“Ho partecipato anche io a Cuneo alla piazza delle “sardine”, un po’ per curiosità ma soprattutto perché condivido il messaggio di umanità, non violenza e anti-odio con cui questi ragazzi stanno riempiendo a migliaia le piazze di tutta Italia. Vi ho trovato un popolo variegato, fatto soprattutto di giovani ma anche di famiglie, di anziani, di gente di tutte le culture e le età, che ci mandano un desiderio di riappacificazione, di unità, di cultura della tolleranza e di rispetto nei confronti dell’altro”.

Le “sardine” dicono di voler riportare la ragione del dialogo e sono contro gli eccessi e la violenza che permeano la fase politica attuale. Sembra un chiaro riferimento anti Salvini che, per altro, è stato lo stimolo per la loro nascita.

“Più che chiaro, se pensiamo che le sardine nascono proprio in Emilia Romagna, una regione in cui fra poco più di un mese si andrà al voto e che la Lega potrebbe conquistare, e proprio nel giorno in cui Salvini teneva il suo comizio di apertura della campagna elettorale per Lucia Borgonzoni”.

La nascita di un movimento come questo rappresenta l’ennesima sconfitta per la politica. E all’orizzonte non ci sono miglioramenti in vista. La bagarre dei giorni scorsi alla Camera sembra dimostrarlo…

“Non sono d’accordo. Non facciamo di tutta l’erba un fascio. Purtroppo viviamo in un tempo in cui ci sono partiti politici che dello svilimento delle istituzioni e della politica fanno i loro cavalli di battaglia. Le sardine invece chiedono alla politica serietà, responsabilità, correttezza, educazione, civiltà. È tutt’altro che una sconfitta, è un segnale di resistenza civile per tutto il Paese”.

La politica di destra ha subito bollato le “sardine” come un movimento di sinistra, addirittura manovrato da Prodi. Lei cosa ne pensa?

“Credo che sia sbagliato appiccicare etichette o padroni ad un movimento libero che ha tutto il diritto di autodeterminarsi, chi lo fa lo fa per paura. Certamente ritrovo nelle loro affermazioni tanti dei miei valori, dei valori costituzionali e antifascisti che loro stessi hanno dichiarato di sostenere”.

Intanto la situazione politica torna a farsi difficile: tensioni tra i partiti di governo, la nascita di nuovi partiti, vedi “Italia Viva” e di altre formazioni a cui stanno lavorando personaggi come Calenda o Cairo. E’ la strada giusta per rimettere in piedi la “barca” Italia?

“Non ho mai pensato che la frammentazione politica sia un valore, altrimenti non continuerei a militare e sostenere il Partito Democratico. Certo, ognuna di queste formazioni può dare il suo contributo, ma se lo fa a spese del Paese, rilanciando la posta o giocando sui personalismi, non è utile a nessuno”.

Domanda personale: nel leggere i suoi comunicati molti si chiedono se si sia accorta che il governo è cambiato. A volte si comporta come fosse sempre all’opposizione, indipendentemente da chi guida il Paese. E’ il modo migliore per rappresentare le necessità della provincia in cui è stata eletta?

“Non ho mai risparmiato richiami ai governi del Partito Democratico, nemmeno quando i Presidenti del Consiglio erano Renzi e Gentiloni ed eravamo il partito di maggioranza relativa in Parlamento. La Granda per un anno è stata cancellata dalla cartina delle priorità dell’Italia, con una Lega che diceva di voler lavorare per il territorio e poi come sempre deviava risorse altrove. Ho imparato che per cambiare rotta, per smuovere le burocrazie, per ottenere dei passi avanti ci sono situazioni in cui non si può essere troppo diplomatici, soprattutto se la Regione è governata da una destra che sembra avere la testa altrove”.