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La fragilità del sistema Piemonte

Molte le imprese piemontesi che nel terzo trimestre di quest’anno hanno cessato la loro attività. Anche se le attività che sono state invece aperte sono numericamente maggiori, il lieve saldo positivo conferma che il sistema Piemonte ha bisogno di un’accelerazione

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Novembre è un mese che pesa particolarmente sulla vita e sulle casse delle aziende e dei lavoratori autonomi che sono infatti chiamati a versare all’erario le ultime imposte: dagli acconti Iva, Ires, Irpef, Irap alle addizionali regionali e comunali, fino alle ritenute dei lavoratori dipendenti. Secondo le stime, gli italiani dovranno versare nelle case dell’erario 55 miliardi di euro. Si inizia l’11 novembre con la consegna del 730 integrativo e si arriva al 30 novembre con il versamento della prima rata o in un’unica soluzione del saldo e stralcio delle cartelle esattoriali.

Questa è una breve introduzione per trattare il tema scottante delle tante imprese che chiudono. In Piemonte, infatti, nel terzo trimestre 2019 si sono registrate 4.286 chiusure contro 4.861 nuove aperture. Certo, il saldo, anche se di poco, è ancora positivo ma denota comunque una certa fragilità del sistema Piemonte.

La differenza tra chiusure e aperture è un + 575 che percentualmente viene tradotto in uno 0,13% di crescita, molto simile a quello registrato nello stesso periodo del 2018 (+ 0,11%), in pratica un segnale netto della difficoltà a superare la fase di crisi.

Ovviamente ci sono differenze significative tra le varie province del Piemonte e tra i valori che sottolineano le  maggiori difficoltà, come lo 0,48% di Novara e lo 0,19% di Biella,un dato superiore al risultato regionale si registra a Cuneo, con il suo +0,7%. Stazionario risulta essere il tessuto imprenditoriale del Verbano Cusio Ossola (+0,04%) e di Vercelli (+0,05%), una crescita modesta si segnala per Alessandria (+0,02%) e Asti (+0,09%). A Torino si registra un +0,27%.

Se si valuta l’analisi per forma giuridica vengono evidenziati segnali positivi per le società di capitale, che rappresentano il 18,7% delle imprese con sede legale in Piemonte e che hanno realizzato, nel terzo trimestre del 2019, un tasso di crescita pari allo 0,50%. Per le ditte individuali, che rappresentano oltre la metà delle imprese l’incremento è dello 0,17, e per le altre forme (+0,10%). Segno negativo, invece, solo per le società di persone che con una quota del 22,6% del tessuto imprenditoriale regionale registrano un tasso pari a -0,24%.

Per quanto riguarda i settori di attività tutti i settori hanno registrato tassi di variazione dello stock positivi. In vetta il turismo (+1,67%) e gli altri servizi (+1,32%*) che hanno realizzato le performance migliori.

Il comparto del commercio ha manifestato una crescita del +1,07%, seguito dalle imprese delle costruzioni che crescono dell’1,0%. Più modesta, ma sempre positiva, la variazione evidenziata dal tessuto imprenditoriale dell’industria in senso stretto (+0,65%) e dell’agricoltura (+0,48%).

Sono dati che restituiscono l’immagine di una regione fragile, per la quale serve un intervento coordinato di tutte le istituzioni, focalizzando gli interventi su precise linee strategiche e utilizzando pienamente i fondi europei. L’obiettivo rimane quello di potenziare le eccellenze del Piemonte, che non sono certamente poche, nell’ottica di varare una vera politica industriale, supportando il sistema imprenditoriale.

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