Basta un vademecum contro le alluvioni?

Nel ricordo della tragedia che colpì nel 1994 il Piemonte e alla luce di quanto è nuovamente successo in questi giorni nell’alessandrino, il governatore Cirio lancia il progetto di un vademecum per i sindaci per pulire i fiumi senza violare la legge. E, intanto, in Parlamento un progetto di legge della Lega fa discutere molto.

Commemorazioni in tutto il Piemonte in occasione dell’anniversario dell’alluvione che il 5 e 6 novembre 1994 colpì la regione causando vittime e distruzione. Anche il Consiglio regionale, in seduta straordinaria presso il Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino, ha voluto ricordare le 70 vittime e, nell’occasione, il presidente Cirio ha lanciato la sua proposta di un vademecum rivolto ai sindaci che dia indicazioni chiare su come pulire i fiumi, senza rischiare una denuncia per violazione delle norme vigenti

“Sono trascorsi 25 anni da uno degli eventi più drammatici che il Piemonte ha vissuto e che ha affrontato con il suo animo sabaudo, con la forza di trasformare le macerie in mattoni e la fine in nuovo inizio – ha detto il presidente Cirio – Oggi il Piemonte è più sicuro, può contare su un sistema di Protezione Civile e di intervento, grazie anche alle Forze dell’Ordine, straordinario. Ma il maltempo dei giorni scorsi, pagato con due vite umane e danni enormi, ha evidenziato che ci sono ancora delle priorità su cui è fondamentale intervenire. Il Piemonte ha inserito nella propria richiesta di autonomia differenziata quella sullo stato di emergenza, per avere la possibilità di auto valutare i danni sul territorio quando si verificano eventi calamitosi, senza aspettare che a farlo sia un ufficio da Roma, perché questo consentirebbe di risparmiare tempo e di agire in modo più tempestivo. E’ fondamentale dare supporto ai Comuni nella gestione non solo della crisi, ma anche della messa in sicurezza idrogeologica del territorio quotidiana. Il Piemonte proporrà al Governo un vademecum rivolto ai sindaci che dia indicazioni chiare su come pulire i fiumi, senza rischiare una denuncia per violazione delle norme vigenti. La burocrazia ha bisogno di buonsenso. Ne abbiamo già parlato al premier Conte e al capo della Protezione Civile Borrelli, a cui chiederemo di dare supporto pratico e operativo ai Comuni. Come Regione sosterremo questo progetto e lo proporremo anche in Conferenza Stato Regioni affinché possa essere adottato a livello nazionale”.

Mentre il governatore Cirio promuove il vademecum per i sindaci, in parlamento la Lega ha proposto un disegno di legge che vorrebbe dare risposta alla necessità di sicurezza idrogeologica. La soluzione, secondo i leghisti, è quella di riprendere a scavare gli alvei di fiumi e torrenti, a decenni dallo stop di questa pratica pesantemente distruttiva, soluzione per altro ben accetta dalle aziende produttrici di materiale per l’edilizia. Per contro, esperti e scienziati segnalano che il ritorno a questa pratica farebbe malissimo ai fiumi italiani, dal momento che ne aumenterebbe l’erosione e sposterebbe a valle le piene, favorendo l’erosione delle coste marine.

Il pdl leghista n. 260, dal titolo “Disposizioni per la manutenzione degli alvei dei fiumi e dei torrenti”, nella relazione sottolinea che “la causa di tanti disastri sta, purtroppo, nella mancata pulizia degli alvei dei fiumi e dei torrenti che provoca l’innalzamento degli alvei, dovuto alla cronica deposizione dei sedimenti e di trasporto solido, riducendo la sezione, che non riesce più a contenere il volume d’acqua del bacino scolante”. La colpa sarebbe di “una legislazione obsoleta, carica di inopportune ideologie ambientaliste”. Rimedio? Per 3 anni poteri straordinari ai Presidenti delle Regioni per concedere tra l’altro a privati l’autorizzazione a estrarre “ciottoli, ghiaia e sabbia e altre materie” dal letto dei fiumi. Materiale che verrà donato ai cavatori, come “compensazione” del lavoro svolto.

La stragrande maggioranza degli esperti e scienziati sottolinea come la premessa di fondo di questa riforma ossia limitare le alluvioni trasformando i fiumi e i torrenti del Belpaese, contemporaneamente, in canali artificiali e in cave – sia del tutto infondata. Non a caso questa pratica era stata vietata per i suoi effetti devastanti dal punto di vista idrologico-idrico sin dagli anni ’70, e la ghiaia è stata considerata «patrimonio indisponibile dello Stato». Contrari anche gli ambientalisti per i quali la proposta è in aperto contrasto con le attuali evidenze e conoscenze scientifiche e con le normative italiane ed europee. Il dibattito è aperto, confidando che non si areni sulle questioni ideologiche.