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Piemonte, l’azzardo torna in discussione

La legge regionale per la prevenzione e il contrasto del gioco d'azzardo sembra funzionare, ma viene messa in discussione, con tanto di ipotesi di revisione, perchè potrebbe favorire il gioco clandestino e mette, nel contempo, a rischio i posti di lavoro degli operatori del settore

Nel 2016 la Regione Piemonte ha approvato una legge, la n. 9/2016, attraverso la quale venivano dettate le norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico, allo scopo di tutelare le fasce più deboli e vulnerabili della popolazione oltre che per contenere l’impatto delle attività connesse all’esercizio del gioco lecito sulla sicurezza urbana, sulla viabilità, sull’inquinamento acustico e sulla quiete pubblica.

Recentemente il giudizio dello studio «Gioco pubblico e dipendenze in Piemonte», redatto dall’Eurispes per verificare gli effetti della legge è stato lapidario: “Un assist al gioco illegale”. Secondo l’istituto di ricerca, sia il «distanziometro», ossia il divieto di attivazione di slot machine in locali a meno di 500 metri (300 nei Comuni fino a 5 mila abitanti) da scuole, ospedali, oratori e altri luoghi sensibili, come la limitazione degli orari di attivazione delle slot machine, avrebbero cancellato l’offerta legale di gioco, favorendo, in pratica, la criminalità organizzata.

Da parte sua l’assessore alle Attività produttive Andrea Tronzano è recentemente intervenuto sull’argomento dichiarandosi “Pronto a rivedere la legge sulle ludopatie” per ridurne gli effetti negativi sotto il profilo dell’occupazione dal momento che con l’entrata in vigore della legge regionale molti locali dove si poteva giocare sono stati chiusi. La proposta dell’assessore sarebbe quella di “sottoscrivere una proposta di legge del Consiglio che elimini gli elementi di retroattività” del provvedimento, in pratica una moratoria per tutti quei bar o tabaccherie che hanno ottenuto la licenza prima che entrasse in vigore la legge. Sotto accusa due cardini della legge, il distanziometro e  la limitazione degli orari, vincoli che per qualcuno porterebbero a un incremento del sommerso, del gioco illegale, spesso nelle mani della criminalità organizzata.

A favore della legge parlano però i dati, quelli relativi alla ricerca condotta dall’Ires, secondo la quale “in questi anni si è assistito a una drastica riduzione dei volumi di gioco in Piemonte a fronte di un incremento nelle altre regioni”. Dal 2013 al 2016 in Piemonte il volume nel gioco distribuito su rete fisica era cresciuto di circa il 4,5 per cento (+219 milioni di euro, pari a un volume di gioco di circa 1.167 euro procapite per residente di ogni età). Le perdite dei giocatori  nello stesso periodo erano cresciute di circa l’11 per cento (+127 milioni, pari a 283 euro procapite per residente di ogni età). Dopo l’approvazione della legge, nel 2016, si è verificata una drastica diminuzione dei volumi di gioco mentre nel resto d’Italia aumentava. La diminuzione registrata in Piemonte nel 2018, rispetto al 2016, è di 497 milioni di euro (-9,7%) e di 430 milioni rispetto al 2015. Il calo nel valore delle perdite osservato nel 2018 rispetto a quello del 2015 è pari a 113 milioni (- 10%). Nel resto d’Italia le perdite del 2018 sono maggiori di circa 1,3 miliardi rispetto al 2015 (+9%). In Piemonte il gioco a distanza cresce molto (+75%), ma meno che nel resto d’Italia (+87%), la crescita del gioco d’azzardo rallenta rispetto al resto d’Italia (+7% contro +22%) e, nel 2018, le perdite sono inferiori a quelle osservate nel 2015 di circa il 6% (69 milioni di euro).

Mancano, ovviamente, i dati relativi al gioco illegale, ma in sostanza sembrerebbe che la legge stia funzionando. Le richieste di interventi di modifica sulla L.R. N. 9/2016 sono ovviamente correlate a interessi prettamente economici e alla necessità di tutelare i lavoratori del comparto. Allo stesso tempo manca, però, una valutazione del punto di vita di chi è colpito dalla ludopatia, il gioco d’azzardo patologico. D’altra parte la legge è intervenuta in quel poco che era in suo potere fare perché non sembra che il divieto di attivazione di slot machine in locali a meno di 500 metri (300 nei Comuni fino a 5 mila abitanti) da luoghi sensibili come scuole, ospedali o oratori basti a scoraggiare chi vuole giocare d’azzardo. Servirebbero probabilmente delle iniziative mirate, per far conoscere meglio i problemi derivanti dalle scommesse, magari iniziando dalle scuole.