Lo strano destino degli ospedali di Mondovì e Ceva

Uno, Mondovì, destinatario degli elogi del governatore Cirio, l’altro, Ceva, si dibatte nell’incertezza mentre gli stessi sindaci del cebano e della Val Tanaro si chiedono se esiste un progetto per i loro concittadini.

Una ventina di chilometri, o poco più, di distanza l’uno dall’altro, ma tra l’ospedale di Mondovì e quello di Ceva la differenza è molta di più e da tanti anni ormai. E’ quasi sintomatico che nella stessa giornata (ieri, lunedì 28 ottobre) vengano segnalati due fatti, di segno diverso, che riguardano i due nosocomi. Da una parte l’elogio pubblico del governatore Cirio che, in visita all’Ospedale di Mondovì, dichiara: “Questo è un ospedale nato nell’eccellenza ed è un esempio di struttura pubblica che ha saputo rispettare tempi e costi. È un riferimento del territorio che in futuro potrà e dovrà attrarre sempre più  pazienti, in una logica di mobilità attiva che porterà ad intercettare pazienti in arrivo anche dalla vicina Liguria”.

Dall’altra la denuncia di  un disservizio, una persona ferita alla mano che attende inutilmente di essere assistita al pronto soccorso dell’ospedale di Ceva e che dopo un’ora di inutile attesa se ne va sconsolata a casa. E questo fa sbottare il sindaco di Perlo, figlia della persona ferita e non curata: “Qual è il progetto della Sanità regionale per la montagna? Dobbiamo rassegnarci all’abbandono o esiste anche un progetto per chi vive nel Cebano e nella Val Tanaro?”.

L’assessore regionale alla sanità Icardi, informato dell’accaduto, non ha potuto fare a meno di confermare come ci siano dei luoghi più isolati di altri che non possono essere privati di un presidio, pena un aumento del rischio per le patologie che devono essere trattate tempestivamente. E poi “Ceva non può fare a meno di un Pronto soccorso, ovviamente ristrutturato e rivisto nei modi in cui eroga i servizi”. Perfetto, è proprio ciò che chiedono gli abitanti e i sindaci ma…

E’ un problema annoso. Per tagliare le spese si sono tagliati posti letto e rivista l’operatività di ospedali che rappresentavano un presidio importante per il territorio. Basti pensare a Saluzzo, oggi dependance di quello di Savigliano, l’accorpamento di Alba e Bra, con un ospedale unico, tra poco operativo,  ma con note difficoltà per essere raggiunto rapidamente, collocato com’è sulla collina di Verduno. E poi il dualismo tra Ceva e Mondovì, con il primo destinato al lento oblio e quello di Mondovì, che si è sempre avvalso delle attenzioni politiche della famiglia Costa a cui va il merito di aver saputo andare incontro alle esigenze dei cittadini che vivono nel loro “feudo” spingendo affinché l’ospedale fosse costruito.

E così, mentre il cittadino ferito alla mano se ne tornava deluso e mesto a casa dal pronto soccorso di Ceva, per un disservizio forse causato da incuria del singolo medico, a Mondovì, dove il presidente regionale era in visita con l’assessore alla Sanità Luigi Icardi e su invito, inutile dirlo, del parlamentare Enrico Costa, i sanitari hanno anche chiesto, con urgenza, più attenzione per le specialità di Otorino e Oculistica, oggi strutture semplici che potrebbero diventare complesse e più attenzione per Urologia e Anestesia, mentre in futuro -ma il discorso si dovrebbe allargare alla Sanità regionale- si potrebbero sperimentare nuove sinergie tra pubblico e privato.

Mentre a Mondovì pensano in grande, a Ceva si accontenterebbero di sapere se “esiste un progetto per chi vive nel Cebano e nella Val Tanaro?” perché quei 20-25 chilometri da Ceva a Mondovì, che diventano ancora di più se si parte dalle vallate o da Ormea e Garessio, e i minuti necessari a raggiungere un ospedale a volte possono risultare la differenza fondamentale tra la vita e la morte.