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Asl CN1: presto più ambulatori per la cronicità

Mille pazienti in carico, 12 ambulatori che il prossimo anno diventeranno 20. Infermiere come figura cruciale tra il medico di famiglia e lo specialista

Cuneo. Seguire i pazienti cronici con pluripatologie (sono il 24% gli ultra65enni in queste condizioni nell’Asl CN1) per ridurre gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri e aggiungere qualità alla vita. Sono le ragioni che stanno alla base del piano locale della cronicità e lo ha ricordato il direttore generale dell’Asl CN1 Salvatore Brugaletta, in apertura dell’incontro stampa organizzato per fare il punto sull’attuazione delle azioni sul territorio.

“Garantire la salute in ogni luogo e in ogni politica”. Giuseppe Noto, direttore sanitario dell’Asl CN1 ricorda lo slogan coniato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che “segna un cambio di paradigma, disegnando una prospettiva di profonda innovazione che fa dell’Asl Cuneese un modello in Piemonte.”

Scompenso cardiaco, rischio scompenso, diabete (ma ci sono anche i 13 ambulatori dedicati), BPCO (bronco pneumopatia cronica ostruttiva), presto anche la patologia renale cronica (e già si lavora sulla salute mentale in ambito giovanile): le “nuove epidemie,” causa di oltre il 50% di frequenti ricoveri ogni anno, con intasamento degli ospedali, allungamento dei tempi di attesa e disagio per i pazienti.

In questo contesto l’ambulatorio della salute è la strategia specifica e vincente dell’Asl CN1: nato per garantire accessibilità ai servizi in un territorio ricco di valli è uno snodo virtuoso tra medico di famiglia e specialista, con un piano di cure monitorato.

Sul territorio dell’Asl sono aperti 12 ambulatori, distribuiti nei 4 Distretti (precisamente a Saluzzo, Moretta, Paesana, Barge, Frassino, Boves, Dronero, Demonte, Garessio, Ormea, Fossano e Racconigi), che diventeranno 20 entro la fine del prossimo anno (con l’apertura di Mondovì, Ceva, Savigliano, Margarita, e altri due o tre ambulatori nella città di Cuneo). “Un percorso che interessa già un migliaio di pazienti sul territorio e che ha richiesto di superare numerose criticità – come ha ricordato Enrico Ferreri, coordinatore delle attività distrettuali dell’Asl – sia nel rapporto con i medici di medicina generale sia sul piano della formazione delle risorse infermieristiche.”

E l’infermiere è la figura centrale nell’ambulatorio: agevola il lavoro di medico di famiglia e specialista, svolge una funzione proattiva e di monitoraggio del paziente.

Anna Maddalena Basso è la responsabile del servizio delle professioni sanitarie: “Abbiamo accesso al Master dell’infermiere di famiglia e di comunità per una formazione che consenta all’infermiere di evolvere da figura puramente prestazionale a professionista con un ruolo proattivo”.

Noto lancia un patto tra le Istituzioni: “Serve un patto con tutti gli attori istituzionali: comuni, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, farmacie convenzionate (la recente convenzione regionale per formalizzare la cosiddetta “Farmacia dei servizi”, ndr), pazienti e loro caregiver. Stiamo lavorando anche all’individuazione di un agente di salute laico, nei vari Comuni, o pazienti e familiari esperti, convinti come siamo che il futuro della prevenzione e il successo del nostro ambizioso progetto passi anche attraverso il coinvolgimento di chi, direttamente o indirettamente, vive la malattia.”

Nel progetto ha un ruolo centrale anche l’ospedale (attore importante al momento delle dimissioni del paziente). Monica Rebora è il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle: “In uno scenario epidemiologico che cambia e richiede a noi di cambiare, l’azienda ospedaliera ha partecipato con convinzione ai progetti, scritti sempre a quattro mani, cosa non sempre scontata”.