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Cuneo, anticipazioni sulla stagione teatrale 2019/20 al Civico Teatro Toselli

Il programma completo

Cuneo.  Prenderà il via il 25 ottobre, con lo spettacolo Il rigore che non c’era, scritto e interpretato da Federico Buffa, la nuova stagione del teatro Toselli. Sarà una stagione ricchissima, che proseguirà nel solco tracciato gli anni passati: artisti di fama affiancheranno giovani ma già affermati attori, grandi produzioni si alterneranno a compagnie all’avanguardia nella ricerca di nuovi stili ed espressioni artistiche, il tutto all’insegna della grande qualità.

L’intento della programmazione 2019/20 è far convivere proposte diversificate di prosa, danza e musica, in grado di attrarre ed emozionare un pubblico sempre più ampio e variegato; troveranno quindi spazio i grandi classici del teatro, ma sarà anche possibile vedere all’opera i più promettenti autori e registi della scena teatrale.

«Il teatro – dichiara l’Assessora alla Cultura Cristina Clerico – è un’ottima forma di conoscenza dell’essere umano, offre punti di vista privilegiati sulle relazioni tra le persone, in famiglia come in società, costruisce ponti tra mondi differenti ma non per questo contrapposti e insinua la necessaria dose di riflessione nella frenesia che spesso accompagna le nostre giornate. Per questo la stagione del Teatro Toselli offre anche quest’anno proposte che possano interessare un pubblico sempre più vasto e variegato. Dalla prosa, alla musica, alla danza. Dai classici che non possono mancare (Brecht con “Madre coraggio e suoi figli”, Cechov con “Il giardino dei ciliegi” nella versione diretta da Alessandro Serra, acclamato regista del “Macbettu”, premio UBU andato in scena al Toselli nella primavera del 2018, e Platonov, nella versione de “Il mulino di Amleto”, coprodotta dal TPE), alle produzioni contemporanee più sperimentali (su tutte “Trieb-L’indagine” e “Psicosi delle 4.48”), passando attraverso lo story teller Federico Buffa, Simone Cristicchi, un Fabrizio Bentivoglio inedito in una serata mozartiana, sino a Kyle Eastwood e alla musica di Gran Torino. Non una sequenza casuale, ma titoli che ci raccontano l’Uomo, nel suo multiforme modo di manifestarsi e di essere, nella storia anche contemporanea, come nella letteratura e nello sport.»

Venenerdì  25 ottobre – IL RIGORE CHE NON C’ERA

con Federico Buffa
e con Marco Caronna, Jvonne Giò, Alessandro Nidi (pianoforte)
regia Marco Caronna
IMARTS INTERNATIONAL MUSIC AND ARTS

il più grande Storyteller italiano riprende la sua avventura teatrale, con un testo che parte da storie sportive per diventare poi un affresco storico, poetico, musicale. Il rigore che non c’era è quell’evento, magari improvviso, che ha cambiato la storia di una partita, quella metafora, talvolta inaspettata, che ha trasformato la storia di una vita. In un luogo non collocato nel tempo e nello spazio, incontriamo personaggi ad un bivio, davanti ad una scelta, condannati a raccontare e a raccontarsi. Buffa così inizia il suo percorso che passa dalla storia di Sendero Luminoso a quella del Loco Houseman, da LeBron James al millesimo gol di Pelè. E ancora, vicende intrecciate tra loro, come quella di Elis Regina e di Sam Cooke, il tutto punteggiato dalla musica di Alessandro Nidi, che sottolinea, impreziosisce e accompagna le parole.

Martedì 12 novembre – OCCIDENT EXPRESS
(Haifa è nata per star ferma)

scritto da Stefano Massini
cura di Enrico Fink e Ottavia Piccolo
con Ottavia Piccolo
direzione musicale Enrico Fink
con l’orchestra multietnica di Arezzo
TEATRO STABILE DELL’UMBRIA/OFFICINE DELLA CULTURA

Nel 2015 una donna anziana di Mosul si mise in fuga con la nipotina di 4 anni: ha percorso in tutto 5.000 chilometri, dall’Iraq fino al Baltico, attraverso la cosiddetta “rotta dei Balcani”. Questa è la sua incredibile storia

Occident Express è la cronaca di un viaggio. È il diario di una fuga. Occident Express è l’istantanea su un inferno a cielo aperto. Ma soprattutto è una storia vera, un piccolo pezzo di vita vissuta che compone il grande mosaico dell’umanità in cammino.Occident Express è un frammento del nostro tempo. Ci sono cose che fai senza sceglierle, sono semplicemente loro che scelgono te. Così Haifa non sceglie di mettersi in cammino: qualcosa di più grande decide per lei, obbligandola a lasciarsi tutto alle spalle. Una donna coi capelli bianchi costretta a tagliare il filo della sua esistenza, mettendosi alla ricerca. Di cosa? Chissà. Di una meta. Di un approdo. Forse solo di un posto dove fermare le gambe.

Stefano Massini

 

Martedì 19 Novembre – COSÌ FAN TUTTE
Fabrizio Bentivoglio, voce recitante
Francesca Giovannelli, pianoforte
Testo di Bianca Melasecchi
ideazione a cura di Elena Marazzita
AIDASTUDIO

Fabrizio Bentivoglio tramite il personaggio di Don Alfonso porta in scena lo stretto legame tra Strehler e Mozart tirando le fila della drammaturgia come se fosse quel regista demiurgo che Strehler voleva in scena. Racconta al contempo un’opera amaramente comica, destabilizzante, complessa e a tratti straniante. L’ambiguità della trama ci porta ad anticipare un tema tutto novecentesco: la difficoltà nell’individuare la linea di confine tra finzione e realtà, dando la possibilità agli spettatori di interrogarsi sulla loro vita quotidiana, sulle loro maschere e ipocrisie. La morale per giunta è esplicitamente pessimista: non c’è possibilità di miglioramento e di redenzione per l’essere umano, uomo o donna che sia. Così fan tutti. Ingannano, sono poco affidabili, deludono, si prendono gioco del prossimo, affrontano le cose con superficialità, sono venali e pieni di amor proprio. Cosa c’è di più attuale di questo? In fondo forse Mozart e Da Ponte avevano ragione: gli uomini non cambiano mai!

 

ven 29/11
MADRE COURAGE E I SUOI FIGLI
di Bertolt Brecht

traduzione di Roberto Menin

con Maria Paiato

e con Mauro Marino, Giovanni Ludeno, Andrea Paolotti, Roberto Pappalardo, Anna Rita Vitolo, Tito Vittori, Mario Autore, Ludovica D’Auria, Francesco Del Gaudio

drammaturgia musicale e regia Paolo Coletta

musica Paul Dessau

SOCIETÀ PER ATTORI E TEATRO METASTASIO DI PRATO

in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

“Opera di contraddizioni e antinomie, a partire dalla principale, secondo cui Madre Courage si sforza di proteggere i suoi figli dalla guerra, ma li perde inesorabilmente uno dopo l’altro. In che modo è responsabile di ciò? Anna Fierling si chiama Courage: ma è davvero una donna coraggiosa o, piuttosto, una codarda? Le risposte possibili in questo testo riguardano chi ha e chi non ha, chi prende le decisioni e chi deve eseguirle.”

Paolo Coletta

In un tempo distopico, dove l’essere umano è capace di abituarsi addirittura alla sua stessa fine, Madre Courage è sopravvissuta fra i sopravvissuti. Recuperando ed elaborando i materiali riguardanti la composita partitura di “Madre Courage e i suoi figli” a partire dall’edizione del 1941, Paolo Coletta dirige Maria Paiato in una nuova versione del capolavoro brechtiano dalle forti componenti musicali, dove parola, corpo e musica si fondono per ritrarre un’umanità che somiglia così tanto al nostro presente.

 

Venenedì 6 dicembre – IL SILENZIO GRANDE

di Maurizio De Giovanni

regia Alessandro Gassmann

con Massimiliano Gallo, Stefania Rocca, Monica Nappo, Paola Senatore, Jacopo Sorbini

scene Gianluca Amodio

costumi Mariano Tufano

light designer Marco Palmieri

elaborazioni video Marco Schiavoni

musiche originali Aldo & Pivio De Scalzi

CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE DIANA OR.I.S

“Immagino uno spettacolo dove le verità che i protagonisti si dicono, a volte si urlano o si sussurrano, possano farvi riconoscere, dove, come sempre accade anche nei momenti più drammatici, possano esplodere risate, divertimento, insomma la vita. Questa è una delle funzioni che il teatro può avere, quella di raccontarci come siamo, potremmo essere o anche quello che avremmo potuto essere. Questa storia ha poi al suo interno grandissime sorprese, misteri che solo un grande scrittore di gialli come Maurizio De Giovanni avrebbe saputo maneggiare con questa abilità e che la rendono davvero un piccolo classico contemporaneo […] Questo facciamo a teatro, o almeno ci sforziamo di fare, cerchiamo disperatamente la verità, e confidiamo nella vostra voglia di crederci.”

Alessandro Gassmann

 

Martedì 10 dicembre – FAUSTO COPPI

l’affollata solitudine del campione

un progetto di Gian Luca Favetto

con Michele Maccagno, Gian Luca Favetto e Fabio Barovero

FONDAZIONE CIRCOLO DEI LETTORI/TEATRO STABILE TORINO – TEATRO NAZIONALE

L’hanno chiamato l’Airone, perché aveva ali al posto delle gambe e, invece di pedalare, volava. L’hanno chiamato il Campionissimo, perché meglio di lui nes­suno in sella a una bici. Ma Fausto Coppi era di più, persino più di un Centauro a pedali. Lui, che era un uomo solo in fuga, che era tutt’uno con il suo stru­mento d’artista, è stato l’Achille e l’Ulisse della bici­cletta: il mito, colui che ha riempito di sé quella che viene considerata l’età d’oro del ciclismo sportivo.

Gian Luca Favetto

La storia di un uomo dentro la storia di un campione, di una persona gentile e riservata diventata già in vita, al di là delle intenzioni, una leggenda. Un uomo sempre in fuga che riassume in sé la storia di quel lembo di Piemonte sudorientale che lo ha forgiato, di cui portava in giro per il mondo silenzi, tenacia, fatiche, asprezze e dolcezze. Un recital di parole e musica che vuole resti­tuire al tempo presente la figura di Fausto Coppi.

 

Giovedì 19 dicembre – MBIRA

Nessuno è migliore

progetto di Roberto Castello

coreografia e regia Roberto Castello

musiche Marco Zanotti, Zam Moustapha Dembélé

testi Renato Sarti, Roberto Castello

interpreti Ilenia Romano e Susanna Iheme (danza/voce), Marco Zanotti (percussioni, limba) Zam Moustapha Dembélé (kora, tamanì, voce, balafon), Roberto Castello

ALDES – TEATRO DELLA COOPERATIVA

con il sostegno di MIBAC / Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA / Sistema Regionale dello Spettacolo

Quanto ha contribuito l’Africa a renderci quelli che siamo?

Per molti secoli europei e arabi hanno esplorato, colonizzato e convertito ogni angolo del pianeta. Oggi molte culture sono perdute e quella occidentale è diventata per molti versi il riferimento universale. Impossibile dire se sia un bene o un male o sapere se i colonizzati prima della colonizzazione fossero più o meno felici. Spesso capita che, nel processo di colonizzazione, il conquistatore cambi entrando in contatto con la cultura dei conquistati. Di questo prova a parlare Mbira, un concerto che vede in scena due danzatrici, due musicisti e un regista e che – utilizzando musica, danza e parola – prova a fare un punto sul complesso rapporto fra la nostra cultura e quella africana.

 

Martedì 14 gennaio  – AFTER MISS JULIE

di Patrick Marber
traduzione Marco Maria Casazza
con Gabriella Pession, Lino Guanciale e Roberta Lidia De Stefano
regia Giampiero Solari
scene Giorgio Morandi, Elisa Rolando e Marta Solari studenti del Triennio in Scenografia di NABA Nuova Accademia di Belle Arti con il coordinamento di Angelo Linzalata
TEATRO FRANCO PARENTI

“Il luogo dove accade la vicenda è la cucina della villa di una famiglia dell’alta società inglese, dove Miss Julie, figlia dei proprietari, gioca a trasgredire socialmente e sessualmente. La vediamo che irrompe continuamente nella cucina provocando colpi di scena e finte casualità per sedurre John, autista e maggiordomo di famiglia, facendolo in maniera spudorata di fronte a Christine, cuoca e promessa sposa di quest’ultimo. La serata diventa una “macabra celebrazione”, oppure una “rimozione ironica” del successo del Partito Laburista; infatti, tra i valori espressi dallo stesso partito, ci sono l’emancipazione femminile e la liberazione sessuale. È la stessa Miss Julie che vuole fuggire dalla sua vita di agio ed ipocrisie; in realtà, lei è la vittima dell’eredità della sua anacronistica posizione, una outsider della nuova società inglese appena proclamata con la vittoria dei Laburisti”

Giampiero Solari

 

Mercoledì 22 gennaio  – contemporaneo
4:48 PSYCHOSIS

di Sarah Kane
traduzione Barbara Nativi
con Elena Arvigo
regia Valentina Calvani
scene, costumi e luci Valentina Calvani ed Elena Arvigo
TEATRO OUT OFF/ SANTARITA TEATRO

Questa lettura di 4:48 Psychosis non vuole essere uno spettacolo sulla follia ma uno spettacolo luminoso, un inno alla vita, nonostante la consapevolezza del suo essere effimera e sfuggevole riscoprendo così il senso vitale che abita ogni stato di dolore.4:48 Psychosis porta alla luce il desiderio di speranza celato nel disagio, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire il senso di compassione e umanità affinché la speranza diventi una possibilità mai più tradita: c’è bisogno di un teatro che risvegli “nervi e cuori”. La materia è luminosa, perché dove c’è amore, lì c’è vita. 4:48 Psychosis è l’ultimo testo scritto da Sarah Kane, una partitura lirica, una sinfonia sull’amore e sull’assenza di amore attraversato in versione integrale da Elena Arvigo che da voce e corpo ad uno dei testi più controversi, assoluti e intimi del teatro contemporaneo mondiale.

 

Giovedì 30 gennaio – MANUALE DI VOLO PER UOMO
scritto da Simone Cristicchi e Gabriele Ortenzi, con la collaborazione di Nicola Brunialti
con Simone Cristicchi
regia Antonio Calenda
aiuto regia Ariele Vincenti
scene e costumi Domenico Franchi
musiche originali Gabriele Ortenzi
disegno luci Cesare Agoni
TEATRO STABILE D’ABRUZZO/CTB CENTRO TEATRALE BRESCIANO

Cos’è che ci impedisce di spiccare il volo? Che senso ha la sofferenza? Cosa vuol dire la parola “amore”? In Manuale di Volo per Uomo Cristicchi interpreta Raffaello, un quarantenne rimasto bambino che possiede dei poteri speciali: la sua mente fotografica è dotata di una lente di ingrandimento che mette a fuoco i particolari, cose apparentemente insignificanti che nascondono un’infinita bellezza. Nel racconto poetico e surreale del suo microcosmo, Raffaello descrive vicende minime ed universali, mettendo in scena davanti ad una madre ritrovata il suo drammatico percorso di vita, sublimandolo attraverso la poesia, la tenerezza e l’arte. In una sorta di catarsi emotiva si lascia alle spalle le pesanti zavorre del passato, e comprende di aver costruito il suo personale Manuale di Volo.

 

Venerdì 7 febbraio

TRIEB_L’INDAGINE
idea, coreografia e interpretazione Chiara Ameglio
regia e drammaturgia Chiara Ameglio, Marco Bonadei (grazie a Giacomo Ferraù)
realizzazione maschere: Marco Bonadei
direzione tecnica e light design Giulia Pastore
sound design Diego Dioguardi
scene: Maddalena Oriani
FATTORIA VITTADINI/CAMPSIRAGO RESIDENZA

Lo spettacolo Riflette sul concetto di unicità e complessità della persona, muovendosi tra il teatro e la danza.

“Attraverso uno stato performativo fatto di onde emotive, trasformazioni e decadimenti, l’obiettivo dello spettacolo è quello di essere un’esibizione dell’ombra, un’esaltazione all’imbruttimento, alla libertà dell’imperfetto, un inno all’unicità, all’identità complessa, alla follia che ci abita, al mostro interiore che ci fa paura. L’integrazione nella sua forma autentica è il punto di interesse. Integrare non nascondere, vedere non giudicare e immaginare. Vorrei che il pubblico fosse testimone e percepisse le crepe e i grovigli del personaggio, riuscendo ad amarlo. Che si domandasse: siamo liberi di essere ciò che siamo, così come siamo? Che percepisse quanto siamo ossessionati dall’aderire a qualcosa di perfetto, quando invece siamo esseri imperfetti e che in fondo siamo tutti un po’ mostri, streghe ammaliatrici, violenti tiranni, vigliacchi alla vita.”

Chiara Ameglio

 

Martedì 11 febbraio

PLATONOV
Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove
da Anton Cechov
riscrittura Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo
uno spettacolo di Il Mulino di Amleto
regia Marco Lorenzi
con Michele Sinisi
e con Stefano Braschi, Roberta Calia, Yuri D’Agostino, Barbara Mazzi, Stefania Medri, Raffaele Musella, Angelo Maria Tronca
ELSINOR CENTRO DI PRODUZIONE TEATRALE/TPE – TEATRO PIEMONTE EUROPA/ FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI – TORINO CREAZIONE CONTEMPORANEA

“Immagino questo Platonov in uno spazio che unisca attori e spettatori, immagino che tutto il teatro debba essere la tenuta di campagna della trama e che gli attori si muovano vicino agli spettatori perché “Platonov siamo noi”, con la nostra fame di vita, il nostro desiderio che ci spinge sempre a cercare la felicità “altrove” rispetto a dove siamo, con le nostre delusioni e sconfitte.”

Marco Lorenzi

 

Un grande e meraviglioso affresco incompiuto a cominciare dal titolo: Bezotcovščina significa infatti Orfano di padre. Come un’opera Senza Titolo. Questo è Platonov. Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove: un’opera non finita per esseri umani non finiti, incompleti, incerti, resi fragili dal loro “voler essere” che si scontra inevitabilmente con ciò che sono nella realtà. Come noi.

 

Mercoledì 19 febbraio – Contemporaneo
OVERLOAD

concept e regia Sotterraneo

in scena Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati, Giulio Santolini

scrittura Daniele Villa

luci Marco Santambrogio

costumi Laura Dondoli

sound design Mattia Tuliozi

SOTTERRANEO

Co produzione Teatro Nacional D. Maria II nell’ambito di APAP – Performing Europe 2020 /Programma Europa Creativa dell’Unione Europea

Premio Ubu 2018 miglior spettacolo dell’anno
1 paragrafo. 167 parole. 1062 caratteri. Riesci a leggere questo testo senza interruzioni? L’attenzione è una forma d’alienazione: il punto è saper scegliere in cosa alienarsi. Per questo sembriamo sempre tutti persi a cercare qualcosa, anche quando compiamo solo pochi gesti impercettibili attaccati a piccole bolle luminose e non si capisce chi ascolta e chi parla, chi lavora e chi si diverte, chi trova davvero qualcosa e chi è solo confuso. Sei arrivato fin qui senza spostare lo sguardo? Davvero? E non è insopportabile questo sforzo di fare una cosa soltanto alla volta? Guardati attorno: quante altre cose attirano la tua attenzione? Ora guardati dall’alto: riesci a vederti? Le superfici dei territori più densamente abitati della Terra sono coperte da una fitta nebbia di messaggi, immagini e suoni in cui le persone si muovono, interagiscono, dormono. A volte si alzano rumori più intensi, che la nebbia riassorbe subito mentre lampeggia e risuona. Visto da qui il pianeta sembra semplicemente troppo rumoroso e distratto per riuscire a sopravvivere

 

Giovedì 27 febbraio

BANDAKADABRA IN
FIGURINI

Giulio Piola, tromba
Stefano “piri” Colosimo, tromba
Francesco “cecio” Grano, sax tenore
Simone Garino, sax contralto
Enzo Ceccantini, sax tenore
Elia Zortea, trombone
Max Vienco. tuba, susafono
Renato Tarricone, rullante
Gipo Di Napoli, cassa
NIDODIRAGNO/CMC

Quadri, figure, figurini. Un susseguirsi di “immagini musicali”, di piccoli atti unici legati tra di loro dal meccanismo dell’associazione mentale, della citazione, delle scatole cinesi, o molto più semplicemente da un accordo in si bemolle. La Bandakadabra, estrosa formazione di fiati e percussioni torinese, una “fanfara urbana” secondo l’efficace definizione di Carlin Petrini, nata sulla strada, in mezzo alla gente che si sa, in quelle situazioni, è tutta da conquistare, fa un ulteriore passo avanti nella sua carriera e si cimenta in uno spettacolo comico-teatral-musicale dai toni vagamente surreali e dadaisti, capace, all’occasione, di abbattere la quarta parete e creare un flusso di comunicazione con gli spettatori seduti in platea. A fare da fil rouge naturalmente la musica, l’unica capace di unire immaginari, situazioni e temi tra loro apparentemente inconciliabili.

 

Domenica 1 marzo

DITEGLI SEMPRE DI SI
di Eduardo De Filippo
con (in ordine di apparizione) Carolina Rosi, Paola Fulciniti, Massimo De Matteo, Edoardo Sorgente, Vincenzo D’Amato Gianfelice Imparato, Federica Altamura, Andrea Cioffi, Nicola Di Pinto, Viola Forestiero, Boris De Paola, Gianni Cannavacciuolo
regia Roberto Andò
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Francesca Livia Sartori
ELLEDIEFFE – LA COMPAGNIA DI TEATRO DI LUCA DE FILIPPO/FONDAZIONE TEATRO DELLA TOSCANA

Ditegli sempre di sì è uno dei primi testi scritti da Eduardo De Filippo, un’opera vivace e colorata il cui protagonista è un pazzo metodico con la mania della perfezione; una commedia che, pur conservando le sue note farsesche, suggerisce serie riflessioni sul labile confine tra salute e malattia mentale.+ Michele Murri è stato per un anno in manicomio e solo la fiducia di uno psichiatra ottimista gli ha permesso di ritornare alla vita normale. È un pazzo tranquillo, socievole, cortese, all’apparenza l’uomo più normale del mondo, ma in verità la sua follia è più sottile perché consiste essenzialmente nel confondere i suoi desideri con la realtà che lo circonda. Tornato a casa dalla sorella Teresa si trova a fare i conti con un mondo assai diverso dagli schemi secondo i quali è stato rieducato in manicomio; tra equivoci e fraintendimenti alla fine ci si chiede: chi è il vero pazzo? E qual è la realtà vera?

 

sab 7/3
IN NOME DEL PADRE

di e con Mario Perrotta
consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati
collaborazione alla regia Paola Roscioli
aiuto regia Donatella Allegro
TEATRO STABILE DI BOLZANO

“Un padre. Uno e trino. Niente di trascendentale: nel corpo di un solo attore tre padri diversissimi tra loro per estrazione sociale, provenienza geografica, condizione lavorativa. Sulla scena li sorprendiamo ridicoli, in piena crisi di fronte al “mestiere più difficile del mondo”. I figli adolescenti sono gli interlocutori disconnessi di altrettanti dialoghi mancati, l’orizzonte comune dei tre padri che, a forza di sbattere i denti sullo stesso muro, si ritrovano nudi, con le labbra rotte, circondati dal silenzio. E forse proprio nel silenzio potranno trovare cittadinanza le ragioni dei figli.”

Mario Perrotta

Mario Perrotta veste i panni di tre uomini diversi e dedica ai padri il primo capitolo di una trilogia sulle mutazioni delle famiglie millennials e su quanto resta in loro di universale ed eterno. Illuminante il supporto psicanalitico di Massimo Recalcati che ha contribuito alla stesura della drammaturgia.

 

Sabato 14 marzo
HO PERSO IL FILO

soggetto di Angela Finocchiaro, Walter Fontana, Cristina Pezzoli
testo di Walter Fontana
in scena Angela Finocchiaro
e le Creature del Labirinto: Giacomo Buffoni, Fabio Labianca, Alessandro La Rosa, Antonio Lollo, Filippo Pieroni, Alessio Spirito
coreografie originali Hervé Koubi
scene Giacomo Andrico
luci Valerio Alfieri
costumi Manuela Stucchi
regia Cristina Pezzoli
AGIDI
Una commedia, una danza, un gioco, una festa, questo è ho perso il filo.
Angela Finocchiaro si presenta in scena come un’attrice stufa dei soliti ruoli: oggi sarà Teseo, il mitico eroe che si infila nei meandri del Labirinto per combattere il terribile Minotauro. Affida agli spettatori un gomitolo enorme da cui dipende la sua vita e parte. Lo spettacolo vive del rapporto tra le parole comiche di un personaggio contemporaneo e la fisicità acrobatica, primitiva, arcaica delle Creature del Labirinto che agiscono, danzano, lottano con la protagonista provocandola come una gang di ragazzi di strada imprevedibili, spietati e seducenti Uno spettacolo che si avvale di più linguaggi espressivi grazie agli straordinari danzatori guidati dall’inventiva di Hervé Koubi, uno dei più talentuosi e affermati coreografi sulla scena internazionale e naturalmente alla capacità comica di Angela Finocchiaro di raccontare un personaggio che è molto personale e allo stesso tempo vicino al cuore di molti.

 

Mercoledì 25 marzo – contemporaneo
LA CLASSE
un docupuppets per marionette e uomini

uno spettacolo di Fabiana Iacozzilli
collaborazione alla drammaturgia Marta Meneghetti, Giada Parlanti, Emanuele Silvestri
collaborazione artistica Lorenzo Letizia, Tiziana Tomasulo, Lafabbrica
performer Michela Aiello, Andrei Balan, Antonia D’Amore
Francesco Meloni, Marta Meneghetti
scene e marionette Fiammetta Mandich
CrAnPi/LA FABBRICA/TEATRO VASCELLO/ CARROZZERIE N.O.T

un docupuppets fatto da pupazzi e da uomini, ma anche un rito collettivo in bilico tra La Classe morta di Kantor e I cannibali di Tabori. Interpretati da pupazzi in mano a un misterioso deus ex machina, questi ricordi/pezzi di legno, bambini ridotti a marionette, fantocci di gioventù morte, impotenti e manipolati come oggetti, si muovono senza pathos su dei tavolacci che ricordano banchi di scuola, tavoli da macello o tavoli operatori di qualche esperimento che fu. Intorno silenzio. Solo rumori di matite che scrivono e di compagni che respirano. E poi rumori di gessi che si consumano scrivendo dettati alla lavagna. I genitori sono assenti. Non pervenuti. I genitori sono solo disegnati su un cadavere di lavagna ma poi ben presto cancellati. Fabiana Iacozzilli indaga il rapporto tra la nostra infanzia e il nostro diventare adulti: cosa rimane dentro di noi delle esperienze e delle cose che impariamo da bambini?

 

mer 8/4
IL GIARDINO DEI CILIEGI

di Anton Čechov

regia Alessandro Serra

con Arianna Aloi, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Marta Cortellazzo Wiel, Massimiliano Donato, Chiara Michelini, Felice Montervino, Fabio Monti, Massimiliano Poli, Valentina Sperlì, Bruno Stori, Petra Valentini

drammaturgia, scene, luci, costumi Alessandro Serra

SARDEGNA TEATRO/ACCADEMIA PERDUTA ROMAGNA TEATRI/TEATRO STABILE DEL VENETO/TPE – TEATRO PIEMONTE EUROPA/PRINTEMPS DES COMÉDIENS

coproduzione Compagnia Teatropersona, Triennale Teatro dell’Arte di Milano

“Il giardino dei ciliegi si apre e si chiude in una stanza speciale, ancora oggi chiamata stanza dei bambini.  Tra poco arriveranno i padroni, hanno viaggiato molto, vissuto e dissipato la loro vita. invecchiati che tornano a casa. Tuttavia, il sentimento che pervade l’opera non ha a che fare con la nostalgia o i rimpianti ma con qualcosa di indissolubilmente legato all’infanzia, come certi organi misteriosi che possiedono i bambini e che si atrofizzano in età adulta. L’incombere della scure sul giardino provoca un senso di dolore sconosciuto, un risvegliarsi di quegli organi non ancora del tutto spenti nella loro funzione vitale. Un dolore che non ha nome e che solo guardando negli occhi il bambino che siamo stati potrà placarsi. Non c’è trama, non accade nulla, tutto è nei personaggi. Una partitura per anime in cui i dialoghi sono monologhi interiori che si intrecciano e si attraversano.”

Alessandro Serra

 

Mercoledì 15 aprile
CINEMATIC
Kyle Eastwood in concerto

Kyle Eastwood, basso e contrabbasso
Andrew Mc Cormak, pianoforte
Quentin Collins, tromba
Brandon Allen, sassofono
Chris Higginbottom, batteria
MUSICALISTA

Concerto inserito nel programma del Torino Jazz Festival Piemonte 2020

Figlio maggiore del regista Clint, Kyle Eastwood è cresciuto ascoltando i grandi del jazz, da Miles Davis a Duke Ellington e Count Basie. Spronato e supportato dal padre, Kyle Eastwood ha iniziato a suonare il contrabbasso e il basso elettrico e dopo gli studi ha cominciato una carriera negli Stati Uniti. Negli ultimi dieci anni ha suonato in tutto il mondo, in locali e festival come l’Olympia di Parigi, il Monterey Jazz Festival in California, il Jurasum Festival in Corea del Sud, il Blue Notes di Tokyo e di New York. La sua musica fonde swing e groove con le armonie funk. Il nuovo album, Cinematic, è dedicato al cinema, e rivisita le colonne sonore di alcuni classici, con il supporto di un quintetto.