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Cuneo, nel club dei 20 Paesi big dell’industria l’Italia penultima per educazione finanziaria

Una ricerca dell'Università Cattolica conferma l'allarme più volte lanciato dal Banchiere Ghisolfi con il suo Lessico

Cuneo. Può esserci un nesso fra crescita economica zero virgola e collocazione del Belpaese al penultimo posto della classifica del G20 – il gruppo allargato dei principali 20 Paesi industrializzati del Pianeta – per livello di educazione finanziaria?
Certamente, che esista o no una teoria per evidenziare un nesso scientifico fra andamento del Prodotto interno e stadio di alfabetizzazione economica di base della Popolazione, le scelte di consumo e di investimento, o in alternativa di risparmio accantonato in Banca, determinano, per i presupposti e per le conseguenze che le caratterizzano, le sorti di famiglie, aziende, interi territori e Nazioni.

In tal senso, la ricerca dell’Università Cattolica di Milano dal titolo “Educazione finanziaria: a che punto siamo?”, ripresa dal sito web specializzato Professionefinanza.com – con un articolo a firma Luca Losito – offre più di uno spunto riflessivo.
Lo studio raccoglie e recepisce i dati provenienti dall’Osservatorio ONEEF, dedicato alla mappatura dei progetti educativi nel campo economico-finanziario, rilevando come a tutt’oggi le iniziative si siano concentrate soprattutto nelle Regioni dell’Italia settentrionale, dalle quali ha tratto origine la grandissima maggioranza delle stesse.
Uno stato di fatto che richiama ancor più l’esigenza di mettere a punto una strategia nazionale dell’educazione finanziaria, per evitare che il divario fra parti del Paese si amplifichi e con esso le possibilità di attuare scelte mirate e consapevoli in veste di cittadini e di risparmiatori-investitori. Anche perché – come ancora viene sottolineato nella ricerca della Cattolica – le decisioni finanziarie delle singole persone e famiglie si legano a filo doppio alla crisi del tradizionale Stato sociale pubblico, laddove per la tutela sanitaria e previdenziale, e per salvaguardare il capitale del proprio risparmio dall’erosione dell’inflazione, occorre avere la cognizione degli strumenti finanziari integrativi che devono essere sottoscritti.

L’autorità pubblica, come più volte sottolineato anche da Angelo Demattia su Milano Finanza, naturalmente non deve abdicare ma deve garantire le due “infrastrutture” più importanti che ci siano: l’istruzione finanziaria di base per tutti e la vigilanza regolativa dei mercati dove si svolge l’offerta dei vari prodotti e servizi complementari.

Del resto, proprio dal Piemonte, e dal profondo Nord Ovest della provincia di Cuneo, è partita vent’anni fa la prima iniziativa in tal senso promossa dall’attuale Banchiere europeo e scrittore Beppe Ghisolfi, autore di quel Lessico Finanziario rispetto a cui si è presto formato un movimento di opinione – ribadito in Banca Finanza dal suo Consigliere giuridico Alberto Rizzo – affinché lo stesso best sellers sia disponibile gratis in Rete.
Insomma, se in Tv servirebbero meno padelle e più manuali di educazione finanziaria, su Internet bisognerebbe essere più sociali e meno “social”.
Attualmente due sono i progetti per attuare la strategia nazionale dell’educazione finanziaria: uno depositato dal Gruppo di Forza Italia al Senato, l’altro contenuto nel libro “Cattolici Uniti per benedire l’Italia Nuova” dove viene proposta l’educazione civica economica obbligatoria per tutti gli ordini di istruzione scolastica e professionale e dove più volte si fa riferimento alle considerazioni espresse da Ghisolfi e coerenti con quella che è una strategia espressa dai Gruppi europei e mondiali delle Casse di Risparmio di cui egli fa parte dallo scorso anno.
L’Italia seconda manifattura europea e ottava nel mondo, fin quando potrà essere penultima nell’alfabeto finanziario senza che ciò non si rifletta sulla tenuta di risparmi e redditi correnti?