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Cirio ottimista, ma l’Asti-Cuneo resta ferma al palo

Nonostante gli annunci che si susseguono restano ancora diversi i nodi da risolvere prima che l'A33 veda la fine della sua odissea

Mentre il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, annuncia che il 24 luglio “è stato fatto un altro passo avanti importante sull’Asti-Cuneo, perché il Cipe ha finalmente trattato il tema durante la seduta di stamattina” in realtà il parere dell’Autorità dei Trasporti, che nella sua relazione ha evidenziato diverse prescrizioni, è sì approdato al Comitato per la programmazione economica (Cipe) senza però essere discusso.

Ricordiamo che l’Autorità di regolazione dei trasporti è una autorità amministrativa indipendente che opera in piena autonomia, in conformità con la disciplina europea e nel rispetto del principio di sussidiarietà e delle competenze delle regioni e degli enti locali.

È competente per la regolazione nel settore dei trasporti e dell’accesso alle relative infrastrutture ed ai servizi accessori. Tra i suoi compiti rientrano anche la definizione dei livelli di qualità dei servizi di trasporto e dei contenuti minimi dei diritti che gli utenti possono rivendicare nei confronti dei gestori. Dalla relazione presentata dall’Autorità (https://www.autorita-trasporti.it/pareri/parere-n-7-2019/) emerge una serie di criticità alle quali è necessario dare risposta prima che i cantieri per il completamento della Asti – Cuneo possano essere finalmente aperti, come ottimisticamente auspicava il governatore Cirio, entro l’estate.

Il punto nevralgico della questione resta il diritto di subentro cioè quanto dovrebbe versare chi si aggiudicherà la concessione della Torino – Milano al concessionario uscente, nello specifico il Gruppo Gavio. Queste, per altro, sono le indicazioni che arrivano dalla stessa Unione Europea per la quale un diritto di subentro troppo elevato lederebbe il diritto alla libera concorrenza arrivando, addirittura, a impedire la partecipazione di altri concessionari quando, nel 2026, verrà bandita la gara.  L’aumento del diritto di subentro era la soluzione caldeggiata dal ministro Toninelli anche per ovviare a quanto previsto dal piano predisposto dall’ex ministro Delrio il quale, tra il 2017 e il 2018, aveva ottenuto il via libera sia dalla società Autostrade Asti-Cuneo, ovvero dal Gruppo Gavio che dalla commissione Europea al “cross-financing”.

Quanto concordato era che Gavio avrebbe ottenuto una proroga di 4 anni per la concessione della Torino-Piacenza, gestita attraverso Satap, e aumenti tariffari annuali pari al massimo dell’inflazione più lo 0,5 per cento. Per contro Gavio avrebbe avuto l’obbligo di finanziare i 350 milioni mancanti per la Asti-Cuneo, senza toccare il diritto di subentro. In mezzo a tutte queste valutazioni resta il fatto che l’incontro romano con il ministro Toninelli non ha portato a risultati concreti e che il parere espresso dall’Autorità di regolazione dei trasporti contrasta, ovviamente, con l’ottimismo manifestato dal presidente Cirio.