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Provincia di Cuneo: seconda sessione di esami per gli aspiranti “trifolao”

Nell’arco del 2019 sarà valutato un centinaio di candidati tra cui anche alcune donne

Cuneo. Giorni di esami anche per gli aspiranti “trifolao”, cioè coloro che intendono praticare l’attività di ricerca e raccolta dei tartufi soprattutto nell’area di Langhe e Roero (tartufo bianco), ma anche per altre specie nel Monregalese e su tutto il territorio cuneese lungo la fascia pedemontana. Ogni anno sono circa un centinaio le domande per partecipare alla selezione che si svolge in Provincia a Cuneo per ottenere i tesserini che autorizzano la raccolta dei tartufi nelle zone libere.

Quella di martedì 11 marzo è la seconda sessione dell’anno che vede coinvolti 26 candidati, un quarto di quelli previsti  nel 2019. La Commissione esaminatrice per l’accertamento dell’idoneità è affidata ai tecnici dell’ Ufficio Tartuficoltura della Provincia e alle due associazioni dei tartuficoltori della Granda. Gli esami sono organizzati sulla base della normativa regionale per la ricerca e la raccolta nelle “zone libere”, da cui sono esentati i raccoglitori di tartufi sui fondi di loro proprietà o comunque da essi condotti o coloro che sono già muniti di abilitazione rilasciata da altre amministrazioni regionali o provinciali. Al momento sono circa 2 mila i tesserini rilasciati dalla Provincia di Cuneo per la raccolta dei tartufi.

Al superamento dell’esame di idoneità si ottiene il “tesserino”  che è valido per 10 anni rinnovabili e che attesta il possesso dell’abilitazione alla raccolta dei tartufi su tutto il territorio nazionale. La durata del tesserino (dal 1° gennaio al 31 dicembre) è subordinata al versamento annuale della tassa di concessione regionale (140 euro) da effettuarsi entro il 30 aprile alla Regione Piemonte. Oltre al regime della “zona libera”, la raccolta del tartufo può essere esercita anche in regime di “zona autorizzata” , dove cioè la raccolta è riservata agli autorizzati che possono accedere sia a tartufaie controllate (cioè create a partire da un bosco naturale per aumentarne la produzione di tartufi), sia a tartufaie coltivate (cioè create con piante micolizzate). La Provincia, tramite i suoi agenti di Polizia faunistica, svolge anche funzioni di controllo sui tesserini, sulle modalità di ricerca e raccolta, lavorazione e commercializzazione dei tartufi.  Sono previste pesanti sanzioni amministrative per le violazioni delle norme in materia.