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A Barolo la “Hall of Fame” dei personaggi simbolo dell’enologia italiana foto

Sabato 22 giugno, nel quinto anniversario dell’ UNESCO dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato, la cerimonia d'ingresso

La storia del vino non è fatta solo di mode che cambiano, valutazioni di annate che si susseguono ma di racconti e vicende che attribuiscono un valore aggiunto a quello che già da sé la natura ci
concede. E dietro a queste storie ci sono dei volti, delle persone che il più delle volte, con le mani incallite e la faccia scavata ma con la mente ingegnosa hanno reso onore all’evoluzione del vino.

Nasce cosi all’interno del Museo “WiMu” di Barolo, la “Hall of Fame” dedicata ai grandi nomi dell’ Enologia Italiana. Non a caso sarà in programma sabato 22 giugno, nel quinto anniversario dell’ UNESCO deiPaesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato, la prima cerimonia di ingresso nella Hall of Fame del vino Italiano.

Per l’occasione sono stati scelti tre Grandi personaggi che depositando un etichetta di un’annata simbolo andranno a raccontare non solo la storia del personaggio ma un punto di svolta, il cambiamento da ciò che c’era prima a ciò che ci è creato dopo.

Per la Langa Renato Ratti con il Barolo Mercenasco del 1965; prima annata di barolo prodotta da Ratti dopo il rientro dal Brasile, con un affinamento più lungo e l’indicazione del vigneto. Inoltre, dopo il ‘65 ha dato il via a una serie di impegni per il territorio (la prima mappatura dei cru, la carta delle annate, l’Albeisa) che lo hanno portato a coprire la presidenza del consorzio del Barolo.

Per il Monferrato Giacomo Bologna con la Barbera Bricco dell’uccellone del 1982; la prima delle “barbera delle barbere” in purezza, affinata in barrique e trattata non più come un vino “da pasto” ma da rosso di grande complessità.

Infine per il Roero Matteo Correggia conil Roero Ròche d’Ampejs del 1996; primo Roero che diede maggior pregio ai vini della sinistra del Tanaro.

L’appuntamento è quindi per le 16.30 nel cortile del castello comunale Falletti di Barolo, dopo una breve introduzione sulla narrazione dedicata ai fondatori dell’ottocento di questo tesoro: Juliette
Colbert, il conte Camillo Benso di Cavour, il maggiore generale Staglieno e Louis Oudart.