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Oggi riapre il museo del Vallo Alpino di Vievola foto

L'unica opera del Vallo Alpino ripristinata come si trovava in origine, alla vigilia della seconda guerra mondiale, faceva parte della sistemazione difensiva italiana realizzata nel primo dopoguerra

A Pasqua 2019 riapre il museo del Vallo Alpino di Vievola. A partire da oggi (domenica 21 aprile) comincia la nuova stagione di visite per l’opera 261; il museo sarà aperto anche domani (lunedi 21 – Pasquetta) e domenica 28 aprile. Si potranno conoscere le prossime date di apertura, inoltre, seguendo la pagina facebook di Asval.

Possiamo però già annunciare due eventi importanti per il 2019: sabato 25 e domenica 26 Maggio con il gruppo storico Italica Virtus, verrà realizzato un accampamento del Regio Esercito, con ricostruzioni grazie ai figuranti con divise della Guardia alla Frontiera. Invece Domenica 11 Agosto sarà organizzato un raduno di mezzi militari con sosta presso l’opera 261 e uno o due itinerari in Valle Roia. Oltre al nostro immutato impegno per la salvaguardia delle fortificazioni e del nostro patrimonio storico, i visitatori troveranno qualche novità anche quest’anno.

Come noto la 261 è l’unica opera del Vallo Alpino ripristinata come si trovava in origine, alla vigilia della seconda guerra mondiale e faceva parte della sistemazione difensiva italiana realizzata nel primo dopoguerra: dagli anni ’20 sino al 1943. L’opera 261 era formata da un ingresso, due postazioni per mitragliatrice, una postazione per cannone anticarro, un osservatorio e vari locali sotterranei, collegati da cunicoli per uno sviluppo complessivo di un centinaio di metri. Aveva un presidio di diciotto uomini ed era collegata telefonicamente, via radio e con apparato fotofonico con le opere vicine.

Le attigue opere 257 e 260 avevano una postazione per cannone anticarro e una piccola camerata per sei uomini; infine, la 259, era composta da due postazioni per mitragliatrice e una camerata per i sei uomini del presidio. I lavori per riportare alla luce la 261 hanno riguardato tutti gli aspetti: murature, pavimenti, porte stagne, impianti, suppellettili, armamenti, equipaggiamenti e uniformi. Tutto (ovviamente) rigorosamente originale.

Infatti l’opera 261, dal 1947 al 2015, era stata ridotta a un guscio vuoto: anche i cavi elettrici, i tubi, erano stati divelti e asportati, anche il piatto della latrina: strappato dal pavimento. E tutto è stato riportato all’interno dai “ragazzi” e “ragazze” dell’ASVAL, con gli immancabili e inevitabili lavori di restauro e ricerca d’archivio. Gli stessi “volontari lavoratori” si sono poi trasformati, con molta competenza, in ciceroni, per accompagnare i gruppi nelle visite, categoricamente guidate, all’opera 261.

All’interno sono stati quindi riportati tutti quei materiali recuperati nel corso degli anni. Alcuni oggetti sono stati restituiti da persone che li hanno ritrovati nelle loro cantine, fienili e campagne: brande, tavoli, panche, casse per munizioni, vestiario, buffetterie, equipaggiamenti, coperte, parti di impianti ecc. recuperati a suo tempo nell’ipotesi di un qualsiasi reimpiego. Altri oggetti sono stati acquistati. Infine alcuni (invero molto pochi), provengono da imboscatissimi centri di fuoco dove era rimasto qualcosa. Il tutto ha permesso il ripristino completo della dotazione e armamento dell’opera: dalla forchetta al gruppo elettrogeno, dal letto triposto all’armadietto, dallo zaino al paio di scarponi, dal “cofano di sanità” (completamente accessoriato) all’affustino perfettamente funzionante, sino alle armi: sia impiegate nelle casematte dell’opera (mitragliatrici Fiat 14/35 e cannone anticarro da 47/32), sia impiegate all’esterno (moschetti, fucili, mitragliatrici Fiat 14/35, Breda 37, fucile mitragliatore Breda 30, mortai da 81 e 45, ecc.), presentando il campionario completo delle armi di fanteria del Regio Esercito.

Insomma, superata la porta blindata dell’ingresso, all’improvviso si viene catapultati in un attimo (come in una macchina del tempo) nel 1940 e, secondo un pedantemente ripetuto refrain: “qua la storia si tocca con mano”.

Il successo di pubblico e i commenti dei visitatori, negli anni trascorsi, hanno sottolineato l’ottimo lavoro realizzato e hanno spronato continuamente tutti i volontari in un impegno che si può chiamare solo in un modo: passione.

UBICAZIONE. L’Opera 261 si trova in Valle Roia, tra Ventimiglia e Limone, quattro chilometri a Nord dell’abitato di Tenda, a pochi passi dalla strada statale 20. Superato il bivio per Vievola, continuando sulla strada verso Limone, dopo alcuni fabbricati adibiti a ristorante (attualmente chiusi), si notano a sinistra le feritoie dell’opera 261; subito dopo è possibile lasciare l’auto a margine della strada. L’ingresso è sul lato a monte, distante pochi metri, ben segnalato da cartelli e dai materiali esposti in vicinanza.

APERTURA. Il museo generalmente è aperto le domeniche del periodo estivo. Comunque è preferibile informarsi sulla nostra pagina facebook: ASVAL o telefonicamente: Antonio 333 4398163, Davide 349 5823142. Vengono organizzate aperture straordinarie su richiesta.