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Con il profumo di nocciole e lo sguardo verso le Alpi: il “Roero”, vino da scoprire

Adatto nella versione classica e giovane come rosso fruttato non troppo tannico per il periodo primaverile, anche con piatti di pesce. Ma si trasforma in un'ottima alternativa a Barolo e Barbaresco se optiamo per una Riserva con qualche anno di invecchiamento

Eccoci qua che dopo un anno ci troviamo a una settimana dal Vinitaly, manifestazione annuale che però affronteremo in diretta settimana prossima, ma che insieme a molte altri eventi introduce un ampio carnet di degustazione atte a fornirci le informazioni sulle nuove annate, prodotti e tendenze. Settimana scorsa è con piacere che ho ceduto lo spazio di questa rubrica “Vino e dintorni” alla redazione di Cuneo24 venuta a trovarmi presso il Castello di Guarene per una breve intervista nella quale vi ho promesso di parlarvi oggi di un vino tipico di questa zona. Meno conosciuto, forse sottovalutato ma in forte crescita, cerchiamo di fare chiarezza parlando del Roero.

Vino adatto se nella versione classica e giovane come rosso fruttato non troppo tannico proprio per il periodo primaverile anche con piatti di pesce. Ma si trasforma in un ottima alternativa a barolo e barbaresco se optiamo per una Riserva con qualche anno di invecchiamento. Ma non corriamo facciamo un passo alla volta. Chiarezza, si perché solitamente quando parliamo di Roero la prima cosa a cui molti pensano è il vino bianco prodotto in queste stesse colline, attraversato il fiume Tanaro dopo Alba. Vino bianco ottenuto da uve a bacca bianca, Arneis. Prodotto in minore quantità da uve nebbiolo io invece vorrei riportare l’attenzione sul “Roero”,

Quali però le differenze tra Nebbiolo, Barolo, Barbaresco, Roero? O meglio quale il filo che li accomuna ma li rende cosi diversi allo stesso tempo?

Tutti e 5 (si, cinque e poi vi svelerò il motivo) sono accomunati dal vitigno, il Nebbiolo, che proprio grazie alla capacità di adattarsi a cosi diversi tipi di terroir, ha permesso di ottenere vini cosi diversi con un vitigno solo. Questo perché in base a dove viene coltivato le radici del nebbiolo variano da 7 a 10 metri circa scendendo perpendicolari nel suolo. Cosi riassumendo:

Nebbiolo da Barolo: 11 comuni di produzione (capite quante differenze solo qui!) 38 mesi invecchiamento minimo 18 in legno, 62 mesi di cui 18 in legno per le riserve.
Nebbiolo da Barbaresco: 4 comuni di produzione 26 mesi di cui 9 in legno e 50 mesi di cui 9 in legno per le riserve. Per entrambi dal 1 novembre dell’anno di raccolta delle uve.
Nebbiolo d’Alba: come previsto da disciplinare subisce un invecchiamento minimo di 12 mesi e 18 mesi di cui 6 in legno per la dicitura “superiore”.
Langhe Nebbiolo: differisce per un regolamento più “stretto” a garanzia di una maggiore qualità del prodotto.

E il Roero? Dall’altra parte del fiume Tanaro troviamo le colline sabbiose del Roero uscite più tardi dal mare, più giovani e meno pendenti di quelle della Morra, o della zona Sarmassa ad esempio. Perché questi dettagli, vi chiederete, perché questo è proprio quello che fa la differenza, la quantità di acqua che la sabbia riesce a trattenere, a differenza delle zolle composte da rocce e minerali diversi e createsi circa 4 miliardi e 5 milioni di anni fa (che in un calendario cosmico equivarrebbe ritrovarsi alle 22.25 del 31 dicembre, poco prima della nascita della vita sulla Terra).

Risultato: radici meno profonde e vini meno strutturati. Ma ci permettono, come anticipato bevendo ora annate come 2000-2001 di assaporare meglio i profumi secondari e terziari dell’invecchiamento senza il problema del tannino talvolta non gradito.

Gabriele Tomatis wine blogger