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Scaraventa turista giù da un burrone a Limone, chiesto il massimo della pena per Samuele Viale

L'imputato è difeso dall'avvocato Luca Ritzu

Limone Piemonte. Il massimo della pena. E’ quello che ha chiesto, in tribunale a Cuneo, il pubblico ministero Carla Longo per Samuele Viale, l’operaio ventenne del posto accusato di omicidio volontario con l’aggravanti dei futili motivi e della minorata difesa.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sotto l’effetto di LSD, il 30 maggio 2017, aveva ucciso la sessantenne di Bolsena (VT) nel Lazio, Giuseppina Casasole, con un colpo violento alla nuca, probabilmente infertogli con un bastone o una pietra, per poi buttarla giù da un burrone nel vallone San Giovanni di Limone Piemonte. Secondo quanto testimoniato dallo stesso imputato, senza alcun motivo e senza l’intento di aggredirla.

Dallo stesso giorno, erano scattate le ricerche della vittima da parte dei carabinieri di Cuneo e Borgo San Dalmazzo a seguito dell’allarme lanciato dalla figlia, spaventata del fatto che la madre non era più reperibile e non era tornata a casa. Il giorno seguente, lui stesso aveva confessato il gesto ai carabinieri che lo avevano rintracciato nel reparto di Psichiatria dell’ospedale. Viale era stato poi condotto al carcere delle Vallette a Torino.

Dopo la prima perizia psichiatrica, Samuele era stato giudicato incapace di intendere e di volere – di parere opposto l’avvocato di parte civile – cosa che gli aveva garantito la scarcerazione e il trasferimento provvisorio al ReMs (Residenza per l’esecuzione delle Misure di sicurezza) di Bra poiché ritenuto comunque soggetto socialmente pericoloso.

Nel mese di giugno 2018, il pm, non convinto della sua infermità mentale, aveva richiesto un nuovo incidente probatorio, consistente in nuove perizie psichiatriche, svolte tra l’agosto e ottobre scorso. Il pm e le parte civile ritengono infatti che il ragazzo fosse capace di intendere e di volere durante l’omicidio, o almeno parzialmente, visto lo stato in cui versava. Il 25 febbraio 2019 è prevista una nuova udienza, un altro passo dove il giudice si esprimerà sulla sanità mentale dell’imputato. Se confermata la totale infermità, c’è la concreta possibilità che il processo non venga più celebrato.

Quella odierna è la quinta udienza in rito abbreviato ed è stata celebrata di fronte al gup (giudice udienze preliminari) Cristiana Gaveglio. Il massimo della pena andrà poi sicuramente diminuito per i benefici offerti dal rito, attestandosi così su circa 30 anni di carcere. Samuele Viale difeso dall’avvocato Luca Ritzu del Foro di Imperia. Attualmente l’imputato si trova rinchiuso nel ReMs di Bra.