Buscaja ha incontrato il Diavolo al carnevale di Tufara foto

Le maschere buschesi sono state accolte in Molise dove hanno portato un po' di provincia Granda

Busca Ieri, domenica 24 febbraio, le maschere buschesi Buscaja e la Bella Antilia hanno partecipato al suggestivo carnevale di Tufara, in provincia di Campobasso.

Commentano Dante e Cristina Bruno interpreti ed ideatori del carnevale antiliese: “Con la scoperta del Molise, concludiamo il tour in tutta la penisola italiana, il prossimo anno termineremo totalmente il giro con le isole Sicilia e Sardegna. Con la maschera del Diavolo di Tufara, abbiamo approfondito il discorso sulle maschere zoomorfe ed antropologiche, iniziato lo scorso mese con la visita al carnevale di Tricarico in Basilicata. E’ importante nel carnevale studiare ogni tradizione, ogni maniera di mascherarsi, tante curiosità sono nascoste dietro alle figure zoomorfe, spesso sono legate alla vita ed alle stagioni, un significato più antico che allegorico. I molisani – continuano – ci hanno sin da subito riservato una grande disponibilità ed amicizia, Tufara è un piccolo centro del Molise, che però conserva ancora la vecchia tradizione, quella che noi cerchiamo e portiamo nelle nostre tappe, ovvero in tutta Italia.” .

Nato in tempi remoti, in un mondo arcaico, in armonia con la natura, espressione di riti ancestrali rudi, misteriosi e magici “il Diavolo” antica maschera carnevalesca, si rivela, l’ultimo giorno di Carnevale a Tufara, tra folli corse e acrobazie temerarie. Tramandato nei secoli, espressione tipica della comunità, richiama cultori da tutto il mondo. La figura caprina, il tridente fra le mani, i movimenti accattivanti, suscitano timore e superstizione. Tutti vorrebbero evitarlo, ma ognuno in fondo al cuore spera di essere circondato dal suo seguito urlante. Da dove sbuca quest’essere insolito, misterioso? Dagli inferi, da un’antica casa abbandonata dove occulti riti lo riportano in vita per correre tra le vie del paese? Chi è? Quale mistero cela dietro la nera maschera? È forse figlio della dimenticata primavera, quando a gemma germoglio e fiore si tributava sangue perché crescessero più forti e abbandonati, o quando l’uomo per scrollarsi di dosso l’agghiaccio invernale, danzava e intuiva la natura al risveglio? O forse è l’inquisitore, l’ammonitore delle coscienze ribelli, dove il giogo è pesante e la libertà impellente? “Il Diavolo” forse è tutto questo o forse tutt’altro, ma a Tufara, lo si attende con ansia, per liberarsi con lui di un folleggiare breve e cruento, per dimenticare in un giorno quanto dura è la fatica di vivere. La maschera, è tra quelle che conservano le antiche caratteristiche da cui traggono origine, anche se il suo significato primitivo si è in parte perduto, essa rappresentava, un tempo, la passione e la morte di Dioniso, dio della vegetazione, le cui feste venivano celebrate in quasi tutte le realtà agresti. Infatti Dioniso, cosi come la vegetazione di cui era dio, moriva e si rinnovava perpetuamente.

A fine carnevale un cacciatore spara simbolicamente sul castello, cade il bamboccio del carnevale, il Diavolo lo infilza col forcone e se lo porta via; papè e mamma del carnevale proseguono la sfilata con un altro piccolo pupo: sarà il carnevale del prossimo anno che ritornerà.

Nel weekend appena concluso si è svolto anche un incontro con il gruppo folkloristico “Polifonici del Monforte”, che mettono in scena l’antico Carnevale Mesaiolo di Campobasso; ogni mese dell’anno è rappresentato in costume, ogni figurante canta una strofa in rima, dedicata al suo mese, accompagnata dai baldi suonatori.