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Perchè il 10 gennaio a Peveragno non sarà mai un giorno come gli altri

In questa data in cui giorno e mese si guardano allo specchio, settantacinque anni fa, il paese ha vissuto la giornata più triste della sua lunga storia

Il 10 gennaio per Peveragno ed i Peveragnesi non sarà mai un giorno come tutti gli altri. In questa data in cui giorno e mese si guardano allo specchio, settantacinque anni fa, il paese ha vissuto la giornata più triste della sua lunga storia. La pagina più buia che la sapiente penna di Giovanni Magnino ha trasformato in uno splendido libro dal titolo “L’eccidio della Paschetta”.

Siamo nel 1944, il 10 gennaio è un lunedì e, come vuole una tradizione che li accompagna ancora oggi, i Peveragnesi iniziano la settimana con il mercato. Siamo in piena seconda guerra mondiale e l’appuntamento settimanale con i venditori ambulanti rappresenta uno degli ultimi baluardi al quale aggrapparsi per tentare di ritrovare, almeno per qualche attimo, la tanto agognata “normalità”.

Intorno alle 10 del mattino, però, in paese entrano i tedeschi e, come scrive Magnino, “è subito tragedia… Sono dotati di una colonna di mezzi blindati e di artiglierie come se dovesse affrontare chissà quali truppe nemiche e non una popolazione sbigottita e inerme”.  Seguono spari, panico, paura, urla, fughe, terrore, ma sopratutto morte. Con la vita di 30 innocenti persone, Peveragno ed i paesi limitrofi pagano un pesantissimo tributo alla follia nazista ed alla sua dissennata rappresaglia.

Oggi è la centrale piazza XXX Martiri a ricordare, nel nome e con una stele con i loro nomi incisi, questi eroi senza tempo che, quest’anno, Peveragno commemorerà nella serata di domani, durante la presentazione del libro di Nicola Pettorino presso il Centro Culturale Ambrosino, e nella mattinata di domenica con una cerimonia nella loro piazza.

E’ doveroso continuare a ricordare con costante pervicacia ciò che visse il paese settantacinque anni fa perchè solo se continuerà a formare le coscienze di chi, anche grazie a loro, oggi può godere di un concetto dato troppo spesso per scontato come quello di libertà, il sacrificio di Lorenzo Ambrosino, Matteo Campana, Antonio Cavallo, Marco Dalmasso, Michele Dho, Battista Ellena, Giovanni Garro, Orlando Garro, Battista Garro, Michele Ghisolfi, Bartolomeo Giorgis, Giovanni Giorgis, Giuseppe Giorgis, Giovanni Grosso, Giovanni Grosso di Regione Agnella, Giovanni Grosso di Tetti Gallina, Giuseppe Grosso, Donato Macagno, Giacomo Macagno, Giovanni Macagno, Paolo Marro, Giuseppe Musso, Michele Peano, Rosario Pontieri, Francesco Re, Domenico Righi, Secondo Rossi, Giuseppe Tassone, Mario Tassone e Costanzo Toselli non sarà stato vano.