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Le origini del presepe vivente

Il primo presepe vivente è italiano e risale al 1223 grazie a San Francesco d'Assisi

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Cuneo. A poche ore dall’inizio degli ultimi presepi viventi, che segneranno la conclusione dell’edizione 2018, di cui la Granda è davvero ricca, ripercorriamo l’origine di questa bella tradizione.

Il presepe vivente può considerarsi un’eccellezza italiana. Dobbiamo far un viaggio indietro nel tempo, precisamente al 1223:  anno a cui risale la prima rappresentazione della Natività, realizzata da San Francesco, nel borgo di Greggio, in provincia di Rieti.

Correva l’anno 1209 quando San Francesco si recò per la prima volta a Greccio; qui il santo era riuscito a mettere fine alla gravi calamità che si erano abbattute sul paese, tra cui gli assalti dei lupi. Dal 1217, il nobile Giovanni Velita, castellano del paese, divenne uno dei migliori amici di San Francesco, tanto da chiedergli di avvicinarsi alla città per permettere a tutti di poter ascoltare la sua parola.

Fino ad arrivare nel 1223, dopo il viaggio che San Francesco fece in Palestina, qui a Greggio che gli ricordava Betlemme, espresse il desiderio di celebrare in quei luoghi la notte di Natale. Il 24 dicembre 1223, venne così realizzato il primo presepe vivente della storia, che ha reso celebre in tutto il mondo il borgo di Greccio, incastonato tra le rocce a 700 metri di altezza. Inizialmente non c’erano nè statue e nè raffigurazioni, ma solamente una celebrazione eucaristica sopra una magiatoia, tra il bue e l’asinello. Solo più tardi tale avvenimento ispirò la rappresentazione della Natività mediante immagini, ossia il presepio in senso moderno.

Una tradizione tanto antica ma che trova ancora ampiamente spazio nella realtà moderna dei giorni nostri.

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