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“Sistema aeroportuale e manovra economica 2019: altra occasione persa per Granda e Piemonte?”

"Il riferimento è agli stanziamenti decisi a favore degli Aeroporti di Reggio Calabria e di Crotone"

Scrive il giornalista Alessandro Zorgniotti.

Gentile Direttore,

colgo l’occasione di queste giornate natalizie e festive, oltre che per gli auguri a tutti Voi, anche per lo spazio sempre gentilmente a disposizione sulle Vostre pagine per analisi socio-economiche puntuali in occasione di eventi destinati a far riflettere in senso sia positivo sia – ahinoi – più critico.

Senza dubbio le disposizioni contenute nel maxi-emendamento tanto discusso al Senato, approvato con un blindatissimo voto di fiducia a Palazzo Madama e destinato a identica sorte il 28 e 29 dicembre alla Camera – onde evitare l’esercizio provvisorio del Bilancio dello Stato – inducono i lettori cuneesi e piemontesi, i tour operators e le categorie economiche a più di un pensiero su ciò che è previsto e ciò che invece manca sul capitolo aeroportuale.

Non si tratta qui di innescare un’altra lotta fra campanili del Nord e del Sud, di certo un po’ anacronistica e demodé: anzi la Calabria, Regione ricca di fascino e di passato che vanta secolari insediamenti albanofoni e un Comune interessantissimo come Guardia Piemontese, merita maggiori collegamenti in quota in grado di renderla accessibile e visitabile, anche dalle province piemontesi – legate alla stessa da storie di industria e lavoro e da interscambi sociali e culturali – e di farne crescere l’export.

Il riferimento è agli stanziamenti decisi a favore degli Aeroporti di Reggio Calabria e di Crotone che, per il prossimo anno, potranno contare rispettivamente su 15 e su 3 milioni di euro (su base triennale, il totale sarà di 35 e di 9 milioni) per interventi di ristrutturazione, messa in sicurezza, promozione dei collegamenti aerei e della continuità territoriale dei due Scali. Di certo una buona notizia per il nostro Mezzogiorno.

Allo stesso tempo però, e proprio nell’ottica di agire per unire i diversi territori di provincia nel segno delle reti di infrastrutture per il traffico aereo, si sarebbe dovuta cogliere con maggiore attenzione questa possibilità per “fare Sistema”, come delegazione parlamentare cuneese, e accendere i radar del Governo e della legge di Bilancio su Levaldigi.

Lo Scalo di Cuneo e del Sud Piemonte, oramai munito di tutte le certificazioni e gli accreditamenti da parte dei due Enti nazionali Enac (Aviazione civile) ed Enav (Assistenza al volo), dopo il meritorio intervento di salvataggio messo in atto dalla Camera di Commercio e dal mondo produttivo locale – in testa l’appassionato intervento dell’Industriale Cav. Amilcare Merlo – avrebbe più che mai meritato di essere inserito fra le previsioni di investimento della manovra 2019, proprio per non vanificare i molti anni di investimenti e di impegni, pubblico-privati, dei cittadini e dei contribuenti piemontesi e cuneesi; e per favorire la continuità e stabilizzazione di voli di linea assolutamente profittevoli come quello su Tirana e verso altri mercati emergenti dove poter esportare e dai quali far arrivare nelle nostre terre turisti, familiari e business, con adeguata capacità di spesa.

Le risorse per il co-marketing e la continuità territoriale, mancanti all’appello per la Granda, sono infatti – anzi sarebbero state una componente essenziale per mettere a valore le migliorie già realizzate e per incentivare un pari impegno da parte di quelle Istituzioni ancora in possesso delle capacità finanziarie sul capitolo del sostegno alla mobilità civile e commerciale, in termini di incoming turistico e di internazionalizzazione. Senza considerare le possibilità di lavoro che si verrebbero a creare all’interno dello stesso Scalo dal punto di vista di una maggiore ricettività commerciale e di una effettiva “vetrina” su Alpi e Langhe (e Roero e Monferrato) per turisti e investitori appena atterrati.

Perché un punto chiaramente va sottolineato: l’alta velocità ferroviaria Lione-Torino, l’Asti-Cuneo, il Tenda bis rappresentano altrettanti imperativi, ma sono solamente dei trampolini che, per poter svolgere appieno la propria funzione di promozione del territorio percorso e attraversato, necessitano di trovare completamento in un sistema aeroportuale che possa portare le merci e possa accogliere i visitatori laddove strade e rotaie logicamente non arrivano; e che, fin da ora, sia in condizione di svolgere una funzione di supplenza nei confronti delle sopra citate infrastrutture terrestri, assenti o incompiute. Senza una piena consapevolezza di questa necessità si condanna ancora una volta la Granda, e non soltanto essa, a essere competitiva fin dentro i cancelli delle fabbriche ma non più, o molto di meno, al di fuori degli stessi.

La manovra 2019 sarò approvata così com’è uscita dal Senato; ma l’auspicio è che a inizio anno nuovo ve ne sia un’altra che favorisca partenze e arrivi a Levaldigi sul modello non di una Torino un po’ più grande ma – e già basterebbe – di una Lombardia un po’ più piccola.