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Chiusa l’inchiesta sul caso “Tenda bis”

Spunta l'ipotesi di attentato alla sicurezza dei trasporti

Limone Piemonte.  Conclusa l’inchiesta sul caso del Tenda Bis. Con la notifica agli indagati dell’avviso di conclusione delle indagini si è conclusa l’inchiesta condotta dai finanzieri di Cuneo, sotto la costante direzione della Procura della Repubblica.

L’operazione, iniziata nel mese di settembre 2016, aveva consentito ai militari di accertare la presenza di rivendita a terzi del materiale ferroso necessario alla costruzione del traforo. La condotta predatoria dell’opera internazionale aveva avuto in oggetto anche lo smarino proveniente dai lavori di scavo del nuovo tunnel sul versante italiano, il quale a sua volta avrebbe dovuto essere in parte stoccato per il successivo riutilizzo in cantiere e, per la parte eccedente non riutilizzabile, scaricato nella cava a circa 15 km di distanza dal cantiere.

Le intercettazioni ambientali e telefoniche hanno poi permesso agli inquirenti di accertare che i lavori di costruzione dell’opera “Tenda bis” stavano procedendo non rispettando il progetto esecutivo, con conseguente pericolo per la stabilità e la tenuta delle strutture, consentendo così di contestare ai soggetti al vertice del cantiere i reati di furto aggravato e di frode in pubbliche forniture.

Al termine di questa prima fase dell’indagine, il 24 maggio 2017 era stata data esecuzione ad una vasta ed articolata operazione di polizia giudiziaria nel cui ambito erano state eseguite cinque custodie cautelari personali con conseguente sottoposizione agli arresti domiciliari, due misure cautelari dell’obbligo di dimora, due misure cautelari del divieto di dimora nella provincia di Cuneo, oltre alla notifica di otto informazioni di garanzia nei confronti di altrettanti soggetti.

Durante tale attività di polizia giudiziaria era stato anche fermato un camion carico di manufatti nuovi destinati rivendita in nero. Il sequestro dell’intera area di cantiere era stata possibile grazie alla collaborazione della Procura della Repubblica di Nizza, interessata dall’autorità giudiziaria locale.

Nel cantiere erano inoltre stati trovati due quintali di materiale esplosivo acquistato per lo sfondamento del fronte di scavo della nuova galleria e poi collocato in ambienti non idonei in violazione delle norme relative alla regolare tenuta dei registri di Pubblica Sicurezza.
Il 13 giugno 2017 su disposizione dell’autorità giudiziaria locale era stato dato corso al decreto di sequestro preventivo funzionale alla confisca di circa 24.000 € sui beni nella disponibilità del direttore tecnico del cantiere, quale profitto commesso nel periodo oggetto di investigazioni.

Nello stesso mese, la Procura della Repubblica aveva affidato l’esecuzione di accertamenti tecnici urgenti a due consulenti (l’Ing. Umberto Croce ed il perito elettrotecnico Silvano Galvan) al fine di verificare se il materiale utilizzato corrispondeva per qualità e misure a quello indicato nel progetto esecutivo ed attestato dal direttore dei lavori, con lo scopo di accertare se l’opera fosse stata realizzata secondo la vigente normativa.

Il controllo sulla qualità dei materiali è stato poi affidato all’Istituto Italiano della Saldatura di Genova. Al termine dei lavori di campagna il 9 agosto 2017 la Procura Repubblica di Cuneo, insieme con l’Autorità Giudiziaria francese e su richiesta di ANAS S.p.A., aveva disposto il dissequestro condizionato del cantiere.

Parallelamente, i Finanzieri si erano occupati dell’esame della documentazione amministrativa e contabile sequestrata presso la sede di Limone Piemonte e presso le sedi ANAS di Torino e Milano. Tale attività aveva consentito agli inquirenti cuneesi di ipotizzare a carico degli indagati la consumazione dei reati di falsità ideologica in atto pubblico con particolare riferimento agli “stati di avanzamento dei lavori”, la truffa aggravata ai danni dello Stato con riferimento alla fornitura di materiali di minor qualità e all’impermeabilizzazione della nuova galleria.

Infine, era stato contesto il delitto di attentato alla sicurezza dei trasporti con riguardo all’edificazione, allo “spanciamento” ed ai parziali cedimenti del “muro della vergogna” situato in territorio francese ed alto circa 11 metri, destinato a sorreggere la strada in uscita dal nuovo tunnel. Su disposizione del Giudice per le indagini preliminari cuneese nel luglio scorso la Compagnia di Cuneo aveva eseguito altre due misure cautelari reali (sequestri preventivi) funzionali alla confisca di oltre 320.000 € quale somma equivalente al profitto del reato di truffa ai danni di Anas S.p.A., nonché quale illecito beneficio per la società appaltatrice Galleria di Tenda s.c.a.r.l. (quale ATI costituita per il 99,9% da Grandi Lavori Fincosit S.p.A. e per lo 0,01 % da Toto Costruzioni generali S.p.A.), essendo stato individuato il delitto di truffa ai danni dello Stato quale reato presupposto dell’illecito amministrativo.