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Vino… a nudo: qual è il giusto prezzo e perché

Un prodotto è caro quando il valore attribuitogli è superiore alla media di mercato e non giustificato in rapporto alla qualità, quantità, e ricercatezza del prodotto stesso

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Oggi ci occupiamo di un argomento un po’ spinoso, più volte abbiamo parlato di “qualità” e certo non nego che per facilità abbiamo nominato etichette di livello, talvolta già conosciute; oggi andremo però ad approfondire il discorso del valore a cui queste etichette vengono vendute e perché raggiungono determinati prezzi.
La prima domanda che vi pongo è: siete in grado di definire se un vino è di qualità, o meglio, a quale livello di qualità avete abituato il vostro palato?

Si, perché prima di spiegarvi quali sono i motivi che sostengono certi ricarichi sui vini, come sui cibi è questo che dovete domandarvi, perché se ad esempio ritenete caro un bicchiere di nebbiolo a 5,00 € ogni parola sarà vana.

Un prodotto è caro quando il valore attribuitogli è superiore alla media di mercato e non giustificato in rapporto alla qualità, quantità, e ricercatezza del prodotto stesso.

Troppe volte mi sono imbattuto in persone che definivano piatti o vini troppo cari, senza sapere nulla o poco sul prodotto (che però non disdicevano).
Detto questo, prenderò come esempio il nebbiolo di Scarpa ( ottima cantina che consiglio vivamente), di fascia media. Questo nebbiolo lo si trova sul mercato all’ingrosso a un prezzo di 11,00 (prezzo al quale deve essere aggiunta l’IVA).

Vi riporto qui di seguito una piccola tabella, stilata dall’AIS, che segue la regola di mercato dove a una bottiglia viene applicato il ricarico in maniera inversamente proporzionale al costo della bottiglia:

    • Linea base x 3,5
    • Vino medio x 3
    • Vino costoso x 2
    • Vino pregiato x 1,5

Potete cosi notare che con queste linee guida il vino nominato in precedenza viene venduto tra i 28,00 e i 32,00 €.

Ovviamente il ricarico non determina unicamente un guadagno netto per il ristoratore; nel ricarico includiamo le seguenti voci:
Tra le maggiori i costi di gestione del magazzino (tassato) che fa presto a superare le migliaia di euro per dare una buona scelta al cliente. I costi del personale di servizio, il rischio del mancato venduto (voce da tener conto soprattutto in mescita), i costi fisici dei bicchieri (esistono calici in cristallo per vini pregiati da oltre 30 euro) che vanno ammortizzati insieme ai costi del lavaggio di essi stessi.

Non da meno importanza è il tempo e la dedizione per la conoscenza di un prodotto; che viene scelto, inserito in carta, consigliato al cliente, servito.
Va da se che si spiega la differenza di prezzo tra una bottiglia acquistata al supermercato, che per via della modalità di gestione strappa un prezzo a volte più basso anche della cantina stessa; dal prezzo appunto che si ha in cantina dove però (a pari vino) vi è personale qualificato e possibilità di degustare il prodotto; Enoteca dedita alla semplice vendita; Vineria a mescita o ristorante con i costi sopra citati.

Ecco spiegato perché un vino dal costo di 10,00€ a bottiglia / 25-30,00€ al ristorante non sempre è da ritenersi “caro”; stesso ragionamento va sempre applicato, anche su una bottiglia venduta a 5.000,00€.

Forse siamo più noi a non comprenderne il valore!!
Il mio consiglio è sempre optare per un vino di qualità (senza per forza toccare cifre esagerate, ma adatte a noi), molte volte è proprio in bottiglie dal basso costo che si trovano ricarichi esagerati, ovvero fregature. E infine parliamoci chiaro .. vino messo in commercio a 2,50€ la bottiglia non è qualità.

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