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“Un nuovo ospedale per Cuneo sia la priorità delle prossime elezioni regionali”

Parla il coordinatore del Laboratorio Democratico ed ex vice-sindaco di Cuneo, Giancarlo Boselli

Nell’ultimo anno, il Laboratorio Democratico nelle sue riflessioni sulla città, è intervenuto più volte sulla questione Ospedale, che considera come una delle più rilevanti per il futuro di Cuneo. Ne parliamo con il coordinatore Giancarlo Boselli.

D. Perché insistete con preoccupazione sullo stato dell’Ospedale Santa Croce?
R. La sanità è fondamentale per la qualità della vita delle persone. La sanità pubblica è una conquista di grande civiltà, basilare per una democrazia moderna. Va difesa, migliorata, modernizzata, fatta crescere. Il nostro rapporto con la struttura ospedaliera dura una vita e ci aspettiamo molto. Strutture efficienti, capaci di aiutarci nei momenti di bisogno e spesso di sofferenza per noi e i nostri cari. Perché possa essere così, uno stato deve programmare nel tempo e investire molto, seguire criteri avanzati. Naturalmente mai aspettare che una struttura diventi fatiscente. Da molto si è capito che non si può più avere un ospedale ogni 30–40 chilometri e che una struttura modernissima può servire territori che hanno oltre 500 mila abitanti. Invece nel nostro paese permangono idee superate ed egoistiche, ogni città difende, a prescindere da ogni criterio, il “suo ospedale” e spinge gli amministratori e i politici del territorio a difenderlo a priori per paura di perdere voti.
Così si costruiscono strutture costosissime dove non servirebbero o non avrebbero più senso perchè ci sono ormai mezzi di trasporto efficienti e rapidi per le urgenze. Intanto si fa esplodere la spesa. Pensiamo all’Ospedale di Mondovì che risulterebbe sottoutilizzato ma voluto da tutte le forze politiche del territorio a spada tratta. Pensiamo all’Ospedale di Verduno, costruito su un’altura come un castello medioevale, dai costi esorbitanti e dai tempi di realizzazione incredibili. Sembra la stessa storia degli aeroporti, troppi e a volte inutili e una volta costruiti, in deficit come Levaldigi, per mancanza di utenza. L’Ospedale di Cuneo, di livello e di riferimento per tutto il territorio provinciale e oltre avrebbe dovuto in questi ultimi 20 anni essere una delle priorità. La costruzione della nuova struttura avrebbe già dovuto essere deliberata almeno 5 anni fa. Così non è stato.

D. Perché?
R. Perché nelle strutture sanitarie il nostro stato e la nostra Regione non hanno più investito abbastanza. Questo, senza peraltro evitare gli sprechi, tipici di un sistema sanitario che delega alle autonomie regionali e manca poi di un controllo centrale di merito e di garanzia efficiente. Naturalmente di questa situazione sono felici coloro che dicono che bisogna dare più spazio alla sanità privata. Certo, per chi ha i soldi o può permetterselo è già una scelta molto praticata. Chi gode di una buona polizza sanitaria sceglie spesso il privato. Oppure può permettersi la clinica privata a pagamento dentro l’ospedale pubblico, costosa ma di alto livello anche nel servizio post operatorio. O ancora per evitare lunghe liste di attesa preferisce pagare per visite ed esami. Per noi la sanità invece deve essere uno dei campi in cui lo stato deve tornare a investire e a creare buona occupazione. Ma niente sprechi, perché nuovi criteri e tecnologie sanitarie moderne (che crescono, perché si opera ormai a distanza) offrono sempre di più.

D. Quindi qual è lo stato dell’ospedale di Cuneo?
R. A nostro avviso quasi grave e destinato a peggiorare. Non aver previsto una nuova struttura nosocomiale costringe a spese enormi per adattare disperatamente una costruzione ormai vecchia, alle nuove necessità. Inadattabile. Non è un caso che siano frequenti le infezioni post operatorie. Continui spostamenti degli ambulatori, zone di attesa inadeguate. Spostamenti faticosi e costosi tra il Santa Croce e il Carle. Spese di circa 3 milioni annui di manutenzioni che non vedono mai fine. Oltre 40 milioni di euro ipotizzati per l’adeguamento dell’esistente nei prossimi anni. Solo il risparmio energetico di una nuova struttura, permetterebbe economie enormi. Ma niente. Neanche uno studio di fattibilità. Mi risulterebbe che l’Assessore Regionale speri in un finanziamento privato addirittura o solo, per poter realizzare uno studio di fattibilità, di un progetto. Questa situazione costringe il personale che è preparatissimo, ottimo, a lavorare in condizioni che non merita. Priva i cittadini di una struttura che avrebbe già dovuto ormai essere in costruzione.

D. Siete favorevoli alla realizzazione di nuovi ospedali con la modalità del partenariato pubblico–privato ?
R. Dobbiamo intenderci. Negli stati efficienti questa modalità è una scelta di collaborazione virtuosa, alla pari, nel nostro paese, spesso, è la scelta del pubblico che va con il cappello in mano a chiedere soldi. E’ un’ammissione che non si è all’altezza dei tempi. Prenda la AMOS. Ai lavoratori si fa fare, con un contratto che li paga meno, ciò che fanno gli altri con il regolare contratto della sanità. Modernità o sfruttamento?

D. Il Comune, dopo le vostre critiche ha provveduto a fare una Commissione Speciale per discutere il problema. Anche di dove fare eventualmente il nuovo ospedale.
R. Per fare un nuovo Ospedale, lo sanno quasi tutti e non solo Saitta, in Italia occorrono almeno dieci anni. E le pare che dopo tutto questo tempo una commissione consiliare sia la risposta giusta del territorio. I sindaci Rostagno e Valmaggia avevano tentato di stringere la Regione su questa necessità. Ma niente. Nulla. Il Sindaco attuale, ogni tanto, ricorda che non spetta a lui decidere per lavarsene le mani. Ridicolo. Quello dell’ospedale è uno dei problemi più importanti dei suoi cittadini. Occorre agire.

D. Ma voi dove proporreste di costruire il nuovo Ospedale. Dov’è adesso, al Carle o su un terreno vergine?
R. Ex novo, su un’area nuova. Si fa prima. Non ci sono costrizioni. Ma siamo ancora indietro. La priorità delle forze politiche in vista delle prossime elezioni regionali deve essere di ottenere il nuovo ospedale. Lo dobbiamo a tutto il personale dell’Ospedale che con la sua preparazione per ora supplisce anche alle inadeguatezze della politica.