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“Situazione AT-CN è risultato di indebolimento politico della Granda causato da leggi Delrio”

Riceviamo e pubblichiamo

Egregio Direttore,

Chiedo nuovamente spazio al Suo prestigioso Quotidiano online per prendere parte, sebbene dalla distanza, al dibattito innescato dalle scelte del Ministro delle Infrastrutture di far rientrare anche il piano di investimenti autostradali, lasciato in eredità dal predecessore Delrio e comprendente l’agognata Asti-Cuneo, nella rosa degli interventi da sottoporre alla famosa analisi costi-benefici.

Sono molteplici le chiavi di lettura di questa decisione del neo Ministro Toninelli di non dare seguito o comunque di non procedere subito alla ratifica di un piano – di fatto consistente nel prolungamento di alcune concessioni autostradali al Gruppo Gavio in cambio dell’impegno di quest’ultimo a utilizzare i proventi delle stesse per finanziare il completamento dell’AT-CN – che nell’aprile scorso ha ottenuto il semaforo verde dall’Unione Europea a Bruxelles.

Premesso che pare la riproposizione di un copione già arcinoto della burocrazia politica italica – quello per cui lo stesso accordo deve essere ratificato più volte dalle stesse Autorità firmatarie – e che il precedente Governo Gentiloni – Delrio ha avuto un ulteriore mese di tempo per completare gli atti dovuti dopo l’ok dell’UE, dal momento che i Dicasteri dimissionari restano in carica per legge per gli affari correnti e per i provvedimenti indifferibili e urgenti, alcune osservazioni sono d’obbligo.

In primo luogo, lo stesso Ministro Delrio, destinatario degli strali bipartisan che lo trafissero per la tristemente conosciuta legge sulle Province, alla base dell’indebolimento politico-amministrativo delle stesse con effetti diretti su territori come la Granda dove in assenza di aggiustamenti normativi e finanziari serviranno 80 anni per riqualificare la rete stradale ordinaria, viene adesso difeso a spada tratta da quanti ne attaccarono, e giustamente, le scelte legislative in tema di Enti locali intermedi.

Eppure tante questioni che adesso stanno venendo al pettine, per il Cuneese, originano proprio dall’ulteriore perdita di peso delle sue Istituzioni politiche di area vasta, sebbene per quattro anni – dal Governo di Roma alle Giunte comunali tuttora in carica – dal 2014 e fino a due mesi fa si fosse potuto contare su quella che viene definita una “filiera politica” omogenea di centrosinistra che passava anche attraverso la Regione e la Provincia non più eletta dai Cittadini.

Il fatto che la Granda, dove i due attuali partiti di Governo hanno raccolto consensi in alcuni casi al di sopra delle rispettive medie regionali e nazionali, non abbia potuto esprimere alcun esponente nell’Esecutivo Conte-Salvini-Di Maio – e non parlo solamente di figure parlamentari ma anche di personalità di alto profilo istituzionale e/o economico e finanziario che non fanno assolutamente difetto alla nostra realtà provinciale e che avrebbero potuto svolgere da “tecnici” un ruolo molto importante – è un diretto effetto di alcune scelte di politica legislativa ed economica degli ultimi quattro – cinque anni che hanno tolto capacità negoziale ai territori.

Non va dimenticato, a proposito di infrastrutture, che il salvataggio dello Scalo aeroportuale di Levaldigi è stato il frutto, nel 2015, dell’iniziativa del sistema economico-imprenditoriale della provincia riunito intorno alla Camera di Commercio e alle maggiori realtà e organizzazioni produttive, perché proprio gli allora Governi nazionali e regionali a guida PD avevano decretato la chiusura di ogni forma di sostegno. O ce ne siamo già dimenticati?

Il tema autostradale è la risultante di una vicenda che ha portato l’AT-CN, a forza di differimenti e ritardi, ad arrivare monca alla crisi economica generale scoppiata nel 2008, che per anni ha ridotto il traffico automobilistico e commerciale a pagamento, e ciò ha comportato la crescente deviazione dello stesso sulla rete stradale ordinaria, nel frattempo duramente colpita dai tagli al bilancio della Provincia (da Monti in avanti) e dal declassamento – quello, sì, reale – dell’Ente provinciale a Istituzione non più direttamente elettiva. Tanto che, se ora si sta manifestando la necessità di ricostituire i Comitati di monitoraggio infrastrutturale del passato, questi nascono inevitabilmente indeboliti, non per colpa di chi ne fa parte, ma perché è venuto meno l’originario quadro istituzionale.

Essere ovviamente a favore di quelle iniziative che possano portare al lieto fine del collegamento autostradale non significa far sì che l’emotività del momento faccia dimenticare le responsabilità politiche di un passato ancora condizionante.

Anzi, il mio auspicio è che la mobilitazione del prossimo 27 luglio sia l’occasione per affrontare in una sola sede tutte le questioni ancora sospese della molto articolata vicenda infrastrutturale cuneese, compresa la manutenzione stradale ordinaria e straordinaria – che deve procedere di pari passi con l’AT-CN – e incluso lo Scalo aeroportuale di Levaldigi che, per tutelare gli investitori pubblico-privati fin qui intervenuti, deve consolidarsi definitivamente in un sistema integrato regionale che oggi ancora non esiste, e su questo tema chi ha governato o sta governando dalla primavera 2014 dovrebbe pronunciarsi. Perché dico questo? Perché sarebbe bellissimo che il Ministro Toninelli dichiarasse su Levaldigi qualcosa di analogo a quanto egli stesso ha detto in Toscana sull’Aeroporto di Pisa definito strategico rispetto a Firenze e sulla necessità di integrare gli Scali di una stessa regione dal punto di vista ferroviario e del trasporto pubblico locale.

 

Alessandro Zorgniotti