Peveragno, chiude L’Arca di Noè, Barbara Marchisio: “Grazie bimbi, non vi dimenticherò mai!”

28 luglio 2018 | 17:43
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Peveragno, chiude L’Arca di Noè, Barbara Marchisio: “Grazie bimbi, non vi dimenticherò mai!”

Dopo 16 anni, venerdì 27 luglio si è conclusa l’attività del primo baby parking di Peveragno.

Peveragno. Iris, Davide e Tommaso hanno appena dato l’esame di maturità. Sono stati loro, insieme ai loro compagni di allora, i primi bambini ospiti de “L’Arca di Noè”, lo storico baby-parking di Peveragno che da lunedì non aprirà più le sue porte. “L’Arca” ha chiuso così, senza proclami, senza lamenti, senza rumore, nello stile della sua titolare Barbara Marchisio, colei che la “costruì” 16 anni fa.

C’è chi le mode e le tendenze le segue e chi, come Barbara, le lancia: “Iniziai l’attività nel 2002 quando nei paraggi, di baby-parking, ce n’erano solamente due a Cuneo e due a Borgo San Dalmazzo. Fu una scelta coraggiosa, una vera e propria scommessa. Ora, dopo sedici anni, ho ritenuto fosse giunto il momento di lasciare per riuscire a concentrare le mie energie su altri aspetti della mia vita”.

Personalmente non sono mai riuscito a capire (e di conseguenza ne invidio la capacità) chi si alza al mattino sapendo di dover affrontare un’intera giornata in mezzo ad un’orda di bambini urlanti: “Io devo dire che tutti i bambini che ho avuto mi hanno insegnato molto, soprattutto ad avere autocontrollo e capacità di sopportazione. Ho avuto tante soddisfazioni da loro, anche qualche delusione, ma li ricordo tutti, uno ad uno, non li dimenticherò mai”.

Su come si riesca a condurre un’attività di questo tipo per sedici anni consecutivi, Barbara è sicura: “E’ un impegno che va preso di pancia e non di testa, altrimenti impazzisci” ci dice sorridendo. C’è anche spazio per un unico rammarico: “Mi spiace di non essere riuscita a trovare qualcuno che volesse proseguire questa attività. E’ una cosa che fatico ad accettare”.

L’incontro della mia famiglia con Barbara fu casuale e risale a poco meno di un anno fa, in un momento non facile, aggravato dalla difficoltà nell’individuare una struttura in Peveragno e primissimi dintorni che avesse spazio per due bimbi di due anni. Cosa che, nonostante fossimo ormai ad ottobre inoltrato e dunque ad anno scolastico ampiamente iniziato, Barbara riuscì a fare: “Sì, ce la facciamo!” disse.

Le nostre preoccupazioni, tuttavia, erano legate anche ad altri aspetti, molto meno semplici da affrontare e risolvere, ma fu proprio lì che capimmo che in realtà L’Arca di Noè non era un baby-parking, ma un luogo magico in cui Barbara e le altre “maestre”, come moderne fatine, trasformavano sapientemente i problemi in insegnamenti, le difficoltà in opportunità e le preoccupazioni in sorrisi.

Ebbero la capacità di render tutto così tremendamente semplice da farci credere che in realtà fossimo noi a vedere complicate cose che in raltà non lo erano. Tutto però è stato così dannatamente veloce che oggi, nonostante i nostri bimbi non avrebbero comunque più potuto frequentare L’Arca per i fatidici “sopraggiunti limiti di età”, ci sentiamo orfani. Orfani di quelle pacche sulla spalla, di quei sorrisi rassicuranti e di quelle piccole bugie, che tutti sapevamo essere tali. Orfani, insomma, di quelle straordinarie qualità umane che scaldano il cuore di chi può goderne, anche solo per breve tempo. E’ vero, L’Arca di Noè non aprirà più le sue porte, ma noi sappiamo che, a chi ha avuto la fortuna di salirci, il diluvio non fa più paura.